
Chiunque sia cresciuto nel corso degli anni’80 ricorderà perfettamente come l’ideazione del celeberrimo Game Boy da parte di Nintendo avesse polarizzato l’intero settore in due distinte fazioni di ricerca, andando a separare l’ambito delle console di tipo classico, ideali per trascorrere pomeriggi interminabili con gli amici, dalla nascente tecnologia portatile, marcatamente più isolazionista e solitaria, in quanto dedicata ad un solo giocatore.
A distanza di quasi trent’anni da quella piccola rivoluzione, Nintendo tenterà di ricomporre la frattura, attraverso una nuova avveniristica console che, pur risultando portatile in tutto e per tutto, è stata concepita per riportare gli amici in salotto, in virtù di un’ideazione che stimola più le sessioni di gioco “in famiglia” che non quel comparto online che poi, altro non è che la spinta estrema di ogni tendenza all’autoosufficienza mai partorita dal mondo del videogaming.

In fase di lancio a partire dal prossimo mese di marzo 2017, Nintendo Switch si pone infatti l’ambizioso obiettivo di dare vita ad una nuova generazione di console di tipo ibrido, sulla scia della Wii U, ideate tanto per giocare in casa sul classico schermo della televisione (o su un apposito monitor), tanto per essere portata comodamente a casa degli amici, in virtù di dimensioni e peso assolutamente ridotti e di una serie di connessioni di tipo wireless che consentono di inviare il segnale alla tv senza troppi cavi e senza troppe ansie.
In tutto questo, non poteva ovviamente mancare uno schermo integrato che assimila Nintendo Switch ad una sorta di tablet dedicato ai videogiochi e che consente di cimentarsi con l’esperienza di gioco attraverso un apposito controller laterale, piuttosto reattivo e sensibile anche in assenza del joypad vero e proprio.
Fruibile non attraverso l’impiego di dischi, ma di apposite cartucce, Nintendo Switch si pone dunque come seguito ideale di Wii U (sebbene l’elemento touch screen risulti praticamente assente) e come pronipote di quello storico Game Boy che diede il “la” alla rincorsa verso dispositivi portatili e ad una frattura, tra socialità e isolazionismo, ricomposta solo a trent’anni di distanza.
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