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Traffico internet: più bot che esseri umani

9 febbraio 2017
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Traffico internet: più bot che esseri umani

L’entusiasmo primordiale verso il mondo di Internet e verso la supposta capacità di poter “fare cassa” semplicemente aprendo un sito web è legato all’idea che risulti piuttosto semplice portare traffico in direzione di un dominio e che gli inserzionisti disseminati per il globo terrestre non vedano l’ora di accorrere a mettere i loro banners e i loro pop up sul nostro sito al primo schiocco di dita, in un tripudio di sforzi (pochi) ripagati (molto) e di enormi cifre di denaro che transitano da una parte all’altra della rete come se fossero noccioline.

Chiunque abbia deciso di mettere in pratica le sue teorie e abbia aperto davvero un sito web si sarà rapidamente accorto non solo di come portare utenti sul proprio dominio risulti spesso alla stregua di un’impresa disperata, data l’immensità oceanica della proposta presente in Rete, ma anche di come la possibilità di trarre effettivo guadagno dalla sua proposta passi attraverso la qualità di una lunga serie di fattori (frequenza di rimbalzo in primis) dei quali l’aspirante miliardario non aveva nemmeno sentito parlare fino al giorno prima di registrare il suo .com o .it ed iniziare l’avventura.

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Per sopperire alle carenze di traffico e alla qualità sono stati ideati dei particolari softwares, denominati bot, che consentono di simulare la presenza di utenti su un sito altrimenti deserto e di alterare così le statistiche del dominio, in caso si voglia mostrare a possibili inserzionisti un traffico web inesistente o far valere una posizione di forza priva di un corrispettivo reale.

A furia di prenderci la mano, pare tuttavia che le visite prodotte dai bot, ormai fuori controllo anche per i loro creatori, abbiano superano quelle effettuate dagli esseri umani e che dunque il traffico internet a livello globale appaia ampiamente falsato e mistificato dal particolare artificio, ormai ridotto ad una disparità tale da rendere quasi impossibile l’esatta stima del valore di un sito.

Una recente inchiesta condotta sul traffico internet ha infatti mostrato come la componente legata ai bot abbia raggiunto, nel corso del 2016, il 52% del totale, il 29% del quale legato ad attività malevole finalizzate a manomettere l’integrità dei siti colpiti e fungere da cavallo di Troia per malware e consimili.

L’impietoso ritratto di un mondo di internet dal volto mutato dai bot rende alla perfezione l’idea quanto lo strumento tecnologico sia ormai sfuggito al controllo dei suoi ideatori e di quante siano le difficoltà che si parano davanti allo sguardo di chi si approccia alla Rete con un entusiasmo del tutto simile di quello che avvolgeva la Borsa nel bel mezzo degli anni’80.

 

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