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I gatti possono provocare la schizofrenia?

17 giugno 2015
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I gatti possono provocare la schizofrenia?

Sostanzialmente ignorata e misconosciuta fino a qualche anno fa, la toxoplasmosi è recentemente entrata nel dizionario medico di tutte donne incinte in seguito alla scoperta di possibili ingenti danni al feto prodotti a partire dalla contrazione della patologia, di per sé asintomatica e assolutamente innocua nei soggetti adulti.

Originata da un batterio che si annida nelle feci dei gatti, la toxoplasmosi si trova in questi giorni a subire un’indagine clinica del tutto inedita, secondo al quale la contrazione della patologia in età infantile potrebbe dare origine a numerose patologie di tipo psichico, prima tra tutte la temutissimaschizofrenia.

Secondo una ricerca condotta dallo Stanley Medical Research Institute del Maryland e basata sul riesame di un’ampia letteratura clinica antecedente, pare infatti che esista una correlazione statistica tra il possesso di gatti durante le prime fasi dell’infanzia e la presenza di casi di schizofrenia in famiglia, secondo uno schema che ponel’attenzione sull’animale domestico e sul batterio da esso veicolato quali cause per l’insorgenza della patologia.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori americani hanno preso in esame due studi sulla schizofrenia condotti nel corso degli anni’90 e catalogati dal National Institute of Mental Illness, scoprendo che ilcampione di famiglie censito, pari a 2125 unità, presentava fattori di rischio più elevati in concomitanza con la presenza di un felino tra le mura domestiche durante gli anni della prima infanzia.

In sostanza, analizzando le risposte ad alcuni accurati questionari, i medici dello Satanley si sono accorti che più della metà dei soggetti (circa il 50,6%) che aveva sviluppato la schizofrenia in età adulta aveva avuto un gattino in tenera età, lasciando così ipotizzare che il batterio della toxoplasmosi potesse essere, se non esattamente la causa, comunque un fattore di rischio significativo di fronte all’insorgenza della patologia.

Tralasciando l’esame statistico (che, onestamente, lascia un po’ il tempo che trova), uno degli autori dello studio, il dottor Edwin Fuller Torrey , sostiene di aver individuato una sorta di nesso casuale in base al quale il batterio della toxoplasmosi andrebbe a ledere la conformazione del cervello dei bambini fino a produrre schizofrenia durante l’adolescenza.

Premesso che contrarre la toxoplasmosi non è così semplice come si crede e che il rispetto delle più comuni norme igieniche allontana completamente questa eventualità, la ricerca americana non si traduce logicamente in un abbandono su larga scala degli incolpevoli gattini, quando nell’invito all’adozione di qualche precauzione in più da parte di quelle mamme che si sono trovate a scoprire l’esistenza della patologia non appena rimaste incinte.

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