
In linea (purtroppo) solo teorica, chiunque si trovi a soffrire di una problematica di salute diagnosticata e invalidante dovrebbe aver diritto a non sperperare tutto il suo stipendio in farmaci e cure e, in caso i fondi destinati ai rimborsi dovessero non riuscire a coprire al proverbiale coperta, i legislatori dovrebbero attuare un piano di intervento che consenta di attribuire le priorità sanitarie in base alla gravità della condizione clinica e al suo spettro di diffusione per genere ed età.
Spesso banalizzato o ridicolizzato, il problema legato all’incontinenza urinaria rappresenta in realtà una triste realtà dagli effetti invalidanti, soprattutto sociali, per un cospicuo numero di persone, costrette a convivere con un disagio spesso associato all’età che rischia di riverberarsi in modo marcato sulla volontà di uscire di casa, oltre che sulle spese familiari, dato che i farmaci ad effetto lenitivo presenti in commercio non sono generalmente a buon mercato, soprattutto in caso di problematica cronica o irreversibile.

A fronte di recenti stime, riportate dal quotidiano La Stampa, che attestano come un anziano su due, collocato nella fascia d’età al di sopra dei 75 anni, si trovi a convivere con l’incontinenza e come la percezione della condizione risulti effettivamente debilitante, è quantomeno paradossale il fatto che l’incidenza femminile del fenomeno risulti più marcata di quella maschile, ma che il Servizio Sanitario Nazionale eroghi al contempo rimborsi per i farmaci e i presidi medici acquistati solo per gli uomini.
Anche fronte di una condizione clinica palesemente trasversale e indipendente dal sesso della persona colpita, esiste infatti una norma nazionale che prevede il rimborso dell’intero percorso terapeutico per i soggetti di sesso maschile, a fronte di un’unica eccezione su base regionale rappresentata dal Piemonte, dove esistono apposite strutture regionali rivolte alla diagnosi e alla riabilitazione dei pazienti affetti da incontinenza ai quali si può accedere facendo leva sui servizi erogati da S.S:N. e dunque senza pagare ulteriori oneri rispetto a quelli previsti dal sistema dei ticket in vigore.
In attesa della nascita di una rete nazionale rivolta alla piena risoluzione del problema, la speranza è quella che i legislatori prendano in mano l’obsoleta norma al fine di garantire al parità di trattamento tra i sessi, dato che l’eventualità di sgravare senza costi la totalità dei soggetti colpiti da incontinenza pare ancor alla stregua di una chimera.
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