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Scoperte le molecole alla base dell’invecchiamento

28 febbraio 2017
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Scoperte le molecole alla base dell’invecchiamento

Fino a pochi anni fa si riteneva che l’invecchiamento organico fosse il prodotto di una particolare fenomenologia, nota come stress ossidativo, in base alla quale le cellule tendevano a logorarsi per via della loro incapacità di fare fronte alla classe di atomi e molecole denominata “radicali liberi” e si è dunque tentato per decenni di scoprire se un surplus di antiossidanti risultasse funzionale a mantenere il corpo umano perennemente giovane e provvisto di un’aspettativa di vita invidiabile.

Entrato in crisi a causa di una serie di studi (il primo dei quali incentrato sui vermi,) il paradigma legato allo stress ossidativo è recentemente stato rimpiazzato da un nuovo filone di ricerca che individua invece nei telomeri, minuscole porzioni collocate all’estremità del Dna, e nella loro lunghezza il vero elisir di lunga vita e che si propone dunque di rallentare e ritardare il più possibile l’invecchiamento cellulare attraverso al salvaguardia dei suddetti telomeri di fronte ad un’usura dettata da cause naturali e di origine patologica.

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Se fino ad oggi si è scoperto, ad esempio, che la sedentarietà risulta essere uno dei fattori in grado di condurre ad un più rapido accorciamento dei telomeri e dunque ad un’aspettativa di vita più bassa, una recentissima ricerca tutta italiana pare indagare il nesso ad un livello più intimo, andando a chiarire quali molecole si trovano coinvolte nel complesso chimico che conduce in direzione dell’accorciamento dei telomeri e della presunta aspettativa di vita ad essi legata.

Secondo uno studio condotto dall’Ifom di Milano, pare infatti che risulti possibile porre rimedio e bloccare il deterioramento dei telomeri prodotto da alcuni stati patologici (come cirrosi epatica, fibrosi polmonare, diabete, cataratta, osteoporosi e artrite ) e dunque mantenere intatte le strutture cromosomiche, mediante particolari classi molecolari che bloccano il processo alla radice, impedendo che la genesi di determinate malattie influisca sull’aspettativa di vita dei pazienti affetti.

In sostanza, se appositamente stimolata da una reazione prodotta a partire dal Rna cellulare, esiste una classe di molecole, la cui funzione è proprio quella di bloccare i processi alla base dell’accorciamento dei telomeri, che risulterebbe quindi funzionale al mantenimento delle strutture collocate alla base del Dna, consentendo di allungare l’aspettativa di vita e di ritardare l’invecchiamento, almeno fino al giorno in cui una nuova serie di studi giungerà ad invalidare il paradigma di ricerca dominante, come accaduto per l’infinita serie di ricerche incentrata sullo stress ossidativo.

 

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