
Forse l’unica vera rivoluzione recente di un mondo digitale che annuncia rivoluzioni con cadenza quotidiana, l’ideazione dei video immersivi a 360 gradi consente di trasformare radicalmente il tradizionale rapporto che lega un contenuto al suo fruitore, permettendo all’utente di muoversi a piacimento all’interno della realtà video rappresentata e di osservare un filmato da una prospettiva rigorosamente personalizzata e differente da quella di chiunque altro si trovi a guardare il medesimo contenuto in un dato momento.
Attualmente ancora in fase embrionale, i video a 360 gradi rappresentano il banco di prova per le grandi piattaforme online, sempre più volenterose di stringere accordi e partnership in esclusiva con case di produzione e videomakers e di garantire ai loro iscritti il più ampio novero di contenuti in grado di garantire una lunga permanenza sul sito ai loro visitatori.

Dopo YouTube e Facebook, rapidamente corse ad accaparrarsi ingenti somme del bottino virtuale, ora è la volta di Twitter, desideroso di uscire dalla lunga crisi di utenze e gradimento proprio grazie ai video immersivi e alla possibilità di trasmettere la finale NBA 2016 da un’inedita prospettiva, seppur mediante il ricorso ad un link esterno e non ad una serie di contenuti disponibili in modo immediato dall’interno del sito.
Grazie a filmati realizzati con l’ausilio dell’avveniristica videocamera Samsung Gear 360, anche gli utenti di Twitter potranno dunque cimentarsi con la visione di video immersivi e ricevere, in un immediato futuro, contenuti esclusivi che mirano a differenziare l’offerta rispetto a quella prodotta da Facebook e YouTube, secondo una strategia esplicitamente ideata per porre l’accento sulla qualità dei filmati proposti, a fronte dell’immensa quantità disponibile sulle piattaforme rivali.
Se fino ad oggi Twitter aveva assistito impotente al clamoroso fallimento di tutte le iniziative volte al suo rapido rilancio, la chiave d’accesso all’Olimpo dei social networks potrebbe essere rappresentata proprio da quegli incredibili filmati a 360 gradi per i quali è lecito parlare di rivoluzione senza correre il rischio che il sostantivo vada tristemente sprecato.
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