
Oltre al sofisticato cinema di Sorrentino, la nuova generazione di registi italiani è riuscita negli ultimi anni a rompere una sorta di bolla in ci era rimasta confinata per decenni, all’interno della quale il tentativo di imitare a tutti i costi il lavoro dei grandi maestri di Casa Nostra aveva prodotto una sorta di ristagno in termini di idee e canoni espressivi.
Non stupisce quindi che le produzioni di Virzì e Genovese riscuotano sempre più successo presso un grande pubblico desideroso di rispecchiare i propri vizi e le proprie virtù attraverso il filtro di uno schermo, sempre meno orientato al passato e sempre più in grado di descrivere i nostri costumi in modo attuale ed originale.

Dopo i David di Donatello, che avevano assistito al trionfo assoluto di Paolo Genovese del suo “Perfetti Sconosciuti”, anche i Nastri d’Argento hanno voluto incoronare il nuovo cinema italiano, conferendo la palma di miglior film alla Pazza Gioia di Virzì e replicando il riconoscimento, nella categoria “miglior commedia” per l’opera di Genovese.
Nel dettaglio, l’edizione speciale dei Nastri, ideata per festeggiare i 70 anni della rassegna cinematografica italiana, ha visto la variazione di Virzì sul tema “Thelma e Louise” aggiudicarsi il riconoscimento come miglior film italiano dell’anno, condendo il trionfo con i premi assegnati a Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi in qualità di migliori attrici, alla miglior sceneggiatura originale e ai migliori costumi, mentre la vittoria di Genovese nella sua categoria è stata completata dal riconoscimento assegnato al brano inedito di Fiorella Mannoia composto per la sceneggiatura del film e da una menzione al cast collettivo in cui non esiste un vero protagonista, ma sono i sette amici riuniti a tavola ad alimentare la vicenda incentrata sulle vite segrete dei commensali.
Ennesimo riconoscimento infine, per l’audace Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti, incoronato in qualità di miglior esordio e per il ruolo di miglior attore non protagonista interpretato da Luca Marinelli, con la coppia di premi assegnata alla volontà di osare presente in tutto il film, destinato sicuramente a fare proseliti e a portare in scena un ritratto del Nostro Paese ormai distante anni luce dagli schemi classici e dalla volontà di doversi confrontare a tutti i costi con un passato tanto magnifica quanto ingombrante.
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