Salute e Benessere
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Alzheimer, ultrasuoni per restituire la memoria ai malati

19 marzo 2015
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Alzheimer, ultrasuoni per restituire la memoria ai malati

Esattamente come la nostra Storia collettiva si pone (o dovrebbe porsi) da metro ispiratore per ogni futura azione legislativa, al fine di impedire il continuo riproporsi di errori, la memoria individuale costituisce l’essenza stessa della nostra personalità ed è per questo che guardiamo con particolare agonia tutti loro che ne vengono privati a causa di patologie di tipo degenerativo.

Se fino ad oggi le cure rivolte contro il morbo di Alzheimer sono state mirate al rallentamento di un declino mnemonico e cognitivo considerato irreversibile, uno studio condotto dall’università del Queensland, in Australia, apre le porte ad un inedito recupero dell’attività cerebrale danneggiata a partire dall’impiego di ultrasuoni.

I ricercatori australiani hanno infatti potuto constatare comel’azione esercitata da particolare frequenze di ultrasuoni sul cervello di alcuni roditori risulti funzionale all’eliminazione delle placche amiloidi prodotte dal morbo di Alzheimer e al conseguente recupero delle funzioni perdute.

In pratica, la perdita di memoria prodotta dalle patologie di tipo neurodegenerativo trova la sua origine in accumuli di particolare placche all’interno dell’encefalo, la cui rimozione mediante un intervento chirurgico è resa impossibile a causa della delicatezze della zona interessata e delle difficoltà intrinseche legate ad un’azione di questo tipo.

Osservando come fasci di ultrasuoni riuscissero a stimolare la micorgila, cioè la reazione messa in atto dal sistema immunitario per contrastare gli accumuli di placche amiloidi, i medici del Queensland hanno testato le frequneze in chiave terapeutica su un gruppo di cavie, riportando uncoefficiente di successo complessivo pari al 75% e lasciando presagire un identico sviluppo in ambito umano.

L’impiego di ultrasuoni, oltre a prescindere da complesse e spesso inutili terapie farmacologiche,potrebbe rivelarsi particolarmente efficace, data la natura assolutamente non dannosa delle frequenza impiegate e la loro facile reperibilità in ambito medico.

Dalla ricerca è emerso che i roditori sottoposti a danni di memoria considerati incurabili sono riusciti in sole sette settimane di trattamento a riacquistare l’intelletto perduto e a rispondere ai test ai quali venivano sottoposti con la stessa abilità fatta riscontrare da cavie completamente sane, dimostrando così come un pieno recupero della memoria risulti possibile, a prescindere dal fatto che essa possa essere storica o individuale.

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