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Donne, il cancro ai polmoni fa più vittime di quello al seno

27 gennaio 2015
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Donne, il cancro ai polmoni fa più vittime di quello al seno

Benché spesso catalogati dalla ricerca medica ufficiale nell’ampia casistica ascrivibile alla “malasorte” o alla “fatalità”, lo sviluppo e l’incidenza di determinate patologie in date epoche storiche, evidenziano in realtà in modo significativo l’involuzione di determinati comportamenti sociali e l’assenza di una prevenzione condotta su larga scala.

In un’epoca storica sempre più segnata dal progressivo deterioramento dell’attenzione rivolta alla salute delle vie respiratorie, una recente ricerca condotta da un’equipe italo-svizzera, capitanata dal dottor Carlo La Vecchia dell’Università di Milano, ha evidenziato come le forme tumorali a carico dei polmoni abbiano progressivamente sorpassato, in termini di incidenza e mortalità, quelle localizzate al seno, che hanno costituito per decenni la principale piaga sanitaria in ambito femminile.

Lo studio, condotto su base continentale, ha infatti evidenziato come il numero di decessi femminile legati al cancro ai polmoni abbia conosciuto un’enorme ascesa nei 28 paesi membri dell’Unione Europea, iniziata nel 2009 e giunta alla storica (quanto tragica) csoglia di 90.800 morti durante l’anno solare appena trascorso, cifra che per la prima volta ha superato quella legata ai decessi causati da forme tumorali al seno (87.500).

Parallelamente alla lenta decrescita della mortalità legata al cancro al seno, Il tasso complessivo legato a tumori ai polmoni è cresciuto del 9% in soli 5 anni, portando l’incidenza media stimata fino alla soglia d’allarme rappresentata da 14,4 donne ogni 100 mila.

Se nella minor incidenza delle forme tumorali localizzate nel seno giocano sicuramente un ruolo di rilievo l’attenzione posta dalle autorità mondiali su fattore legato alla prevenzione, l’aumento incontrollato della mortalità legata al cancro ai polmoni non è sicuramente ascrivibile ad una singola causa, ma rientra all’interno di un processo sociale sempre meno orientato alla tutela delle vie respiratorie.

Oltre all’ovvia connessione di tipo causale con il fenomeno del tabagismo, un progressivo abbassamento dell’attenzione sul versante legato alla tutela delle vie respiratorie ha condotto l’Europa nel corso degli ultimi anni ad un numero di emissioni di Co2 incontrollate e all‘abbandono di versanti terapeutici legati alle cure termali che, se non integramente ascrivibili alle cause dirette nella genesi del cancro, costituivano una forma di protezione di fronte alle numerose infezioni polmonari dalle quali le mutazioni genetiche trovano nutrimento e terreno di insorgenza.

Prescindere dal ricorso a terapie naturali e non invasive di protezione delle vie respiratorie, significa infatti lasciare via libera ad agenti patogeni ed infettivi in grado di deteriorare la struttura polmonare e di tradursi in un minor livello di efficienza di fronte al possibile sviluppo di ulteriori patologie.

Lo studio pubblicato su Annals of Onclogy offre dunque un triste spunto di riflessione relativo alle nostre inclinazioni sociali e alla scarsa cura che riponiamo verso le nostre vie respiratorie, a fronte della quale il resto può essere davvero considerato come “malasorte” o “fatalità”.

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