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Luca Bizzarri e il salame censurato da Facebook

31 marzo 2016
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Luca Bizzarri e il salame censurato da Facebook

Poco prima di Pasqua, il conduttore del programma radiofonico La Zanzara, Giuseppe Cruciani, aveva avuto la poco brillante idea di provocare l’universo vegano portando in studio un agnello, finendo quasi vittima di un linciaggio e rendendosi rapidamente conto di quanto, dietro un’immagine neo-hippy dedita al rispetto della Natura, esista una sacca di estremismo vegano disposta a tutto (o quasi) pur di difendere le proprie tesi.

Premesso che la provocazione era a nostro avviso un po’ fuori luogo (come tutte le provocazioni gratuite) e che se qualcuno sceglie di non nutrirsi con prodotti di derivazione animale sono affari suoi e non il movente per una gogna mediatica, Luca Bizzarri ha voluto solidarizzare su Facebook con Cruciani, postando un selfie in cui abbracciava malinconicamente un salame.

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Giusto per apporre un assurdo sigillo all’assurda vicenda, Facebook ha rimosso l’immagine dal proprio sito, sostenendo che non rispettava gli standard della comunità e accogliendo così le numerose segnalazioni giunte dagli animalisti, desiderosi di vendicare l’empio gesto, questa volta in modo decisamente più infantile, ma fortunatamente meno cruento.

Tralasciando ulteriori disamine morali sui vegani assatanati, su Cruciani in cerca di guai e su Luca Bizzarri innamorato di un salame, la cosa sconcertante della vicenda è rappresentata proprio dall’assurdo funzionamento dei fantomatici “standard della comunità” di Facebook, luogo dove generalmente si va gran poco per il sottile e le ingiurie gratuite infestano il sito con molto più veemenza di quanta non possa possedere un iconico salame.

Risulta infatti evidente che il provvedimento di censura sorge non sulla base di un’effettiva violazione di qualche norma interna al sito, ma sulla scia di un enorme malcontento generato partire dalla foto, il che implica che i responsabili del social network sono disposti a considerare come errato ogni comportamento che provoca risentimento in altri utenti, a prescindere dalla sua liceità.

Con la speranza che Facebook stabilisca meglio i proprio confini circa il lecito e l’illecito, la vicenda verrà comunque ricordata per l’ennesimo teatrino tragicomico in salsa italiana e fornirà da spunto di riflessione per tutti coloro che ritenevano i vegani alla stregua di una pacifica setta neo-hippy, dedita al culto della tolleranza e dell’amore universale.

 

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