
Il Parlamento Europeo rappresenta un po’ la variante moderna del celebre Triangolo delle Bermuda: tutti sanno che esiste (o suppongono che esista); ma nessuno può dire con esattezza cosa avvenga in quel luogo, salvo nel caso eclatante in cui qualcuno o qualcosa si trovi magicamente a sparire dopo aver incautamente sorvolato le acque territoriali sovrastanti.
La mozione che l’Europarlamento si appresta a votare nella giornata di giovedì si propone l’ambiziosissimo obiettivo di far sparire niente meno che Google (quantomeno nella forma in cui lo conosciamo) , trasformando il gigante di Mountain View in una serie di divisioni scorporate su base locale, con l’intento di impedire al popolare motore di ricerca di perpetrare quelle che sono state avvertite dalla Commissione Europea come continue e ripetute violazioni della norma che regola l’anti-trust nel Vecchio Continente.
In sostanza, a fronte di una gestione del mercato ritenuta monopolistica, i parlamentari europei tenteranno di imporre a Google una divisione societaria finalizzata a scorporare il ramo “Google Search” da tutte le altre attività gestite dall’azienda (Ad Words e Ad Sense) con l’obiettivo di rendere la ricerca sul web più imparziale e meno artefatta dalla presenza di inserzionisti nel motore di ricerca.
L’eurodeputato tedesco Andreas Schwab e il suo collega spagnolo Ramon Tremosa hanno infatti presentato un disegno di legge attraverso il quale impegnare la Commissione Europea nel tentativo di separare i servizi presenti sul web (con particolare riferimento a Google, sebbene non citato esplicitamente nella bozza di legge) dalle attività legate all’advertising, in modo da rendere esplicita agli utenti la distinzione tra ciò che è frutto di una ricerca online condotta su base “meritocratica” da ciò che invece occupa risultati di ricerca di primo piano in virtù di un contributo economico versato nelle casse della società proprietaria del sito.
Se l’idea che Google possa artefare a proprio piacimento i risultati di ricerca presenti sul web (vedi articolo), è opportuno far notare come il motore di ricerca di Moutain View non rappresenti un’organizzazione no-profit (né tanto meno un servizio pubblico) e come per tanto i magistrati americani facenti capo alla Corte Suprema abbiano a più riprese stabilito la legittimità delle operazioni commerciali messe in atto da Google, basandosi sul principio democratico che prevede la libera gestione delle attività aziendali, qualora non violino apertamente una normativa scritta.
L’intenzione di imporre una separazione tre le attività di Google appare, a nostro avviso, prossima al ridicolo e potenzialmente controproducente, dal momento che la società non offre servizi di pubblica utilità (se non in base ad un effetivo rientro economico) e che esite la libertà, per un qualunque cittadino europeo, di orientare le proprie preferenze in direzione di Bing o di Yahoo! Search qualora si ritenga poco valida o troppo artefatta la proposta presentata da Google.
Se la recente idea del governo spagnolo di tassare Google News ha sortito l’effetto della cessazione del servizio nel paese iberico, non è escluso che il continuo tentativo messo in atto dall’Unione Europea di snaturare e suddividere le attività di Google Search possa portare un giorno l’azienda in questione all’abbandono del mercato europeo; d’altronde, sorvolare il Triangolo delle bermuda non è mai stata un’occupazione remunerativa.
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