
A dimostrazione di quanto anche i geni possano dire emerite fesserie, aveva fatto discutere poco tempo fa la posizione presa dal noto scienziato Richard Dawkins, secondo il quale mettere al mondo un bambino affetto da patologie cromosomiche, Sindrome di Down in particolare, si sarebbe rivelata alla stregua di un’azione immorale e l’interruzione di gravidanza sarebbe stata preferibile, a fronte della conoscenza dello sviluppo della malattia durante la gestazione.
Purtroppo, la tremenda teoria dalle tinte eugenetiche non è caldeggiata solo dal signor Dawkins, ma anche da un numero (fortunatamente ristretto) di medici, che consigliano alle gestanti di abortire non appena scoprono che il nascituro porta in dote la Sindrome di Down e che sarà, suo malgrado, costretto ad una vita più difficile dei suoi coetanei sani, anche a causa di quegli stessi pregiudizi che riaffiorano in ambito medico, dando origine ad una sorta di circolo vizioso della discriminazione.

Fermamente contraria a dare ascolto al suo ginecologo e volenterosa di portare a termine la gravidanza, la madre di una bimba affetta da sindrome di Down ha scritto in questi giorni una lettera aperta al suo medico, che si pone come un inno alla vita senza se e senza ma e che mostra la mondo quanto siano spesso immotivate le paure connesse con una patologia cromosomica e quanto la maternità risulti un dono, a prescindere dalle effettive condizioni della sua insorgenza.
Rapidamente diventata virale in Rete, la lettera scritta da Courtney Baker, narra di come ha vinto la disperazione antecedente al parto e di come la nascita della piccola Emersyn, che oggi ha 15 mesi, si sia tramutata rapidamente nell’evento più lieto della sua vita, spazzando via già dal primo abbraccio quella spirale di ossessioni e angosce che la scoperta della patologia e i pessimi consigli medici avevano contribuito a creare.
All’interno della lunga missiva, Courtney attacca apertamente il suo ex ginecologo per non averle detto la verità sulla nascitura e per averle tenuto nascosto il fatto che la bimba si sarebbe rivelata perfetta anche fronte della contrazione di una patologia che rende diversi e imperfetti sulla carta, ma non nella realtà effettiva dei fatti, dove l’amore materno colma ampiamente quelle lievi lacune cognitive connesse con la Sindrome di Down.
Solo apparentemente rivolta in modo esclusivo al suo medico, la lettera di Courtney è in realtà un appello accorato a tutte le future mamme che si trovano nella sua medesima condizione e che temono do dover vivere una vita di privazioni e di sacrifici a causa del “difetto” presente nella loro prole e di tute quelle scemenze che trovano esponenti illustri persino in emeriti scienziati e nella classe medica, talvolta uniti nel dimostrare come l’intelligenza e la competenza non ci mettano sempre al riparo dal dire solenni fesserie.
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