
Quando ci si trova a contrarre un disturbo lieve o transitorio, una delle maggiori seccature connesse con il malessere accusato riguarda la possibilità di procurarsi in modo agevole i farmaci necessari alla cura, cercando quel residuo di forze necessario ad uscire di casa per recarsi nella più vicina farmacia, oppure dando vita ad interminabili giri di telefonate per sapere se qualche amico o parente si trova a passare, per caso, in prossimità degli agognati scaffali.
A partire dal 1 luglio prossimo, per volontà di una di quelle direttive europee che tutto puntualizzano e tutto ridefiniscono, sarà possibile porre fine alla secolare scocciatura e acquistare i medicinali, rigorosamente senza obbligo di ricetta medica, semplicemente connettendosi al sito della farmacia o della parafarmacia desiderata ed effettuando la transazione tramite il ricorso alle più comuni metodologie di pagamento che regolano le compravendite online.
La vendita online potrà essere effettuata solo da farmacie e parafarmacie autorizzate e certificate mediante l’apposizione di un “bollino di qualità” sul proprio sito, mediante il quale l’acquirente sarà sicuro (o quasi) di non trovarsi di fronte ad una di quelle classiche “sole” che regolano il mondo di internet o di prodotti scadenti spacciati per medicinali originali.
Oltre che a semplificare la vita di tutti coloro che necessitano di antinfiammatori o antipiretici, ma si trovano costretti a letto da infiammazioni o febbri persistenti, lo sdoganamento dei farmaci su internet è stato ideato per porre fine a quell’ampio racket di prodotti contraffatti che affolla la rete e che si traduce ogni anno in un giro di affari illegali difficile da debellare, data la difficoltà di risalire ai rivenditori e di identificare la merce prima che giunga al consumatore finale.
Secondo i dati diffusi dall’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa), su 331.430 siti recentemente monitorati nel corso di una vasta operazione anti-pirateria farmaceutica, solo 212 sarebbero risultati legali, mentre il 94,3% si trovava in totale condizione di insicurezza e illegalità, con conseguenti pericoli per tutti i cittadini che si rivolgono a siti esteri dalla dubbia provenienza per cercare di curare i propri malanni.
Ben venga dunque l’ideazione di un sistema basato sul riconoscimento della qualità dei rivenditorie su certificazioni rilasciate dalle autorità sanitarie, attraverso il quale semplificare la vita a tutti i malati d’Europa e relegare gli ifiniti giri di telefonate agli ambiti della compagnia e del semplice conforto, senza più cercare deviazioni forzate in direzioni di farmacie o parafarmacie.
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