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Salute e Benessere
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Perché confondiamo i giorni lavorativi della settimana?

31 Agosto 2015
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Perché confondiamo i giorni lavorativi della settimana?

Se da un punto di vista meramente oggettivo ogni giorno che compone le nostre infinite settimane dura 24 ore, non vi è dubbio alcuno che, una volta spostata la questione ad un livello qualitativo, nessuno (o quasi) baratterebbe una domenica con un martedì o scambierebbe a cuor leggero un sabato sera con due lunedì mattina in formato promozione.

Se i fine settimana risultano dunque immediatamente riconoscibili in virtù di un’agognata liberazione dalla sveglia quotidiana, pare tuttavia che il nostro cervello sia particolarmente portato a confondere i giorni feriali tra loro e a dare origine a spiacevoli equivoci in base ai quali la mente ritiene di essere (già) a giovedì, mentre il calendario mostra impietosamente che in realtà è (solo) martedì o mercoledì.

Desiderosi di chiarire i meccanismi psichici che originano tali fraintendimenti, un’equipe di ricercatori facenti capo alle università inglesi di York, Lincoln e Hertfordshire ha deciso di fare luce sui processi cerebrali che generano confusione, scoprendo che gli errori percettivi sono tanto comuni da coinvolgere una persona su tre.

Alla base del fraintendimento che ci porta a confondere le giornate infrasettimanali vi sarebbe, secondo il team di ricerca coinvolto nello studio pubblicato su Plos One, unatendenza all’assuefazione che ci porta a scambiare i giorni ai quali attribuiamo inconsciamente una minore identità e un’assenza di caratterizzazioni marcate.

In sostanza, mentre la nostra mente percepisce una netta discontinuità nei lunedì e nei venerdì,rispetto alla consueta routine mentale, martedì, mercoledì e giovedì si troverebbero a venire considerati come “identici” dal nostro cervello, fino a giungere ad una totale confusione relativa all’effettiva localizzazione della data sul calendario.

La scoperta dell’inedito processo psicologico è stata possibile grazie ad un particolare esperimento che ha portato ad esaminare i meccanismi cerebrali che si innescavano una volta pronunciati i termini in questione (”martedì, “mercoledì” e via dicendo) e che ha denotato una sorta di risveglio mentale non appena l’indice settimanale si posava sui venerdì, chiarendo così in via definitiva quanto il nostro cervello non si lasci trarre in inganno da quella mera statistica che prevede ogni giorno della settimana dotato della medesima estensione, pari a 24 ore e banalmente identico ad ogni altro.

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