Salute e Benessere
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Malato di Parkinson torna a sciare grazie ad un pacemaker

22 aprile 2016
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Malato di Parkinson torna a sciare grazie ad un pacemaker

Le drammatiche condizioni di salute del noto attore Michael J.Fox hanno recentemente portato all’attenzione dell’opinione pubblica quanto il morbo di Parkinson risulti una patologia non intrinsecamente connessa con la vecchiaia e quanto risulti difficile intervenire sulle facoltà motorie, una volta che vaste aree cerebrali sono andate distrutte sotto i colpi della malattia.

Per una volta munita di lieto fine, la vicenda di un maestro di sci “guarito” dal Parkinson mostra invece come sia possibile battere strade innovative in ambito terapeutico e come la stimolazione del cervello mediante impulsi elettrici risulti funzionale al ripristino delle facoltà motorie delle estremità.

Maestro di sci parkinson_emergeilfuturo

Colpito dalla patologia all’età di soli 29 anni, il maestro di sci protagonista della vicenda si è visto per oltre 15 anni rimpallare da una clinica all’altra in cerca di un palliativo o di un rimedio sintomatico alla malattia che aveva già cominciato a fare sentire i suoi effetti sull’organismo, impedendogli lo svolgimento dell’attività professionale e le lunghe discese sulle piste innevate.

Giunto presso l’ospedale Le Molinette di Torino, a seguito di un pellegrinaggio clinico prossimo al calvario, l’uomo è stato sottoposto ad un innovativo intervento chirurgico, mirato alla stimolazione dei centri cerebrali preposti al movimento mediante stimoli elettrici a bassa intensità e ha così visto le sue facoltà motorie insperatamente progredire, fino al punto di consentirgli al ripresa del lavoro e il ritorno alla sua precedente vita lavorativa in veste di maestro di sci.

Pur in assenza di una letteratura medica di riferimento, tale da garantire il successo dell’esperimento, i medici torinesi hanno infatti optato per l’introduzione di una sorta di pacemaker cerebrale, finalizzato alla sostituzione degli impulsi elettrici neurali venuti a mancare a causa della malattia, riportando un successo oltre le aspettative e consentendo al giovane paziente di abbandonare parte della pregressa terapia farmacologica, tanto invasiva quanto infruttuosa.

Ancora agli embrioni, la tecnica basata sulla stimolazione dei centri nervosi potrebbe presto condurre in direzione di un’effettiva guarigione dal morbo di Parkisnon ed evitare la mondo tutti quei drammi che non si trovano, purtroppo, ad essere limitati ad un’età avanzata e ad un tranquillo processo terapeutico.

 

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