Salute e Benessere
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Quando lo smog accorcia la vita

13 febbraio 2017
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Quando lo smog accorcia la vita

Imputato per decenni, in modo del quasi ovvio e causale, della genesi di patologie a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, lo smog ha recentemente rivelato al capacità di interagire a livello intimo con le strutture molecolari del nostro organismo e di riuscire ad accelerare processi metabolici che favoriscono la comparsa di uno spettro patologico pressoché infinito, comprensivo di diabete, obesità, disturbi neurologici e tutto quanto può venire associato ad una sorta di cortocircuito verificatosi a livello organico.

Se quantificare dunque gli effetti danni prodotti dallo smog e dalla presenza di polveri sottili disciolte nell’aria appare un’impresa quasi impossibile, data la vastità di danni prodotti a partire dai fatidici PM10 e dai loro omologhi, il recentissimo allarme scattato nei principali capoluoghi della regione Piemonte ha portato le massime autorità sanitarie nostrane ad aprire un ulteriore focus sullo smog e mostrarne l’intrinseca pericolosità.

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A fianco di stime che mostrano come l’inverno corrente abbia assistito alla genesi di livelli di inquinamento stimati in sette volte la soglia ottimale nella città di Cuneo, una recente indagine condotta dai tecnici dell’Arpa in collaborazione con il personale medico e infermieristico facente capo alle Asl 1 e Asl2 di Torino ha mostrato come lo smog possa porsi come causa principale per un numero di decessi pari a 900 unità annue nella sola città della Mole e come il livello di polveri sottili presenti nel capoluogo s accompagni ad una riduzione dell’aspettativa di vita media pari a 2 anni.

Andando ad analizzare storia clinica e origine del decesso per un ingente campione statistico, nel corso del 2010, i tecnici Arpa hanno infatti potuto osservare come l’aumento dei livelli di smog si accompagnasse ad una sorta di esplosione patologica e come soggetti già fragili o debilitati incontrassero agevolmente complicazioni fatali proprio nei mesi in cui l’aria tornese si faceva irrespirabile a causa dell’aumento di polveri sottili e dell’assenza di quella pioggia che proverbialmente “lava” l’aria da tutti i detriti prodotti a partire dalle pericolosissime stufe a pellets e dagli impianti di riscaldamento domestici e industriali.

L’aspetto più inquietante dello studio consiste tuttavia nel fatto che l’analisi è stata svolta prima che ulteriori evidenze mostrassero la reale pericolosità dello smog sul corpo umano e la sopracitata capacità di produrre effetti che esulano dalla sfera delle malattie cardiache o respiratorie e che rendono il numero di decessi attribuibili all’aria irrespirabile davvero inquantificabile e molto più elevato di quanto postulato.

 

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