
A meno che non vi troviate in quella particolare fascia d’età popolata da verdi cavoli e laboriose cicogne, probabilmente saprete alla perfezione secondo quali modalità avviene il concepimento umano e altrettanto probabilmente avrete avuto modo di osservare (volontariamente o accidentalmente, non sta a noi giudicare) il miracolo della creazione da un punto di vista squisitamente esterno, data la quantità di materiale a luci rosse reperibile su internet e la caduta, fin troppo fragorosa, dei tabù che circondavano i nostri costumi collettivi fino a pochi decenni fa.
Quello che forse non avete mai visto è l’esatto punto di impatto tra ovuli e spermatozoi, fotografato per la prima volta da un team di ricerca dell’Università americana del Northwestern e destinato ad attirare l’attenzione planetaria in un modo molto più casto e sorprendente di quanto non accada con le riprese aeree ottenute da una prospettiva più distante.
Stando a quanto si evince dalle storiche immagini, pare che il momento della fecondazione coincida con lo scatenarsi di una miriade di “fuochi artificiali” e con l’inizio di uno spettacolo pirotecnico che annuncia il successo della missione e l’imminente concepimento: il contatto tra lo spermatozoo e l’ovocita è infatti accompagnato da un gioco di luce prodotto da miliardi di microparticelle di zinco che si frantumano durante l’impatto e che si distaccano dalla superficie dell’ovulo in maniera tanto repentina da costituire un autentico spettacolo luminoso degno di un cenone di San Silvestro.
L’individuazione del fenomeno, fino ad ora ignoto, oltre a costituire un movente di meraviglia assoluta, potrebbe entro breve riverberarsi in campo medico, traducendosi in una serie di interventi mirati sulle cause e sull’origine dell’infertilità; poter individuare con precisione le sostanze sprigionate al momento del concepimento, significa infatti poter disporre di un ausilio visivo atto a denotare eventuali problematiche e riuscire al contempo a selezionare gli ovociti da destinare alla procreazione sulla base delle quantità di zinco in essi contenute.
In pratica, la scoperta relativa al distacco di particelle di zinco al momento della fecondazione, suggerisce l’idea che esista un nesso tra la presenza di elevate quantità della sostanza e la fertilità e consentirà in futuro di selezionare gli ovuli da fecondare artificialmente in base ai livelli di zinco presenti in essi, magari riuscendo anche ad intervenire per innalzare in laboratorio dei quantitativi che si configurano come insufficienti per ragioni di tipo ormonale.
La sensazionale scoperta compiuta dal gruppo di ricercatori capitato dalla dottoressa Teresa Woodruff svela dunque i misteri più intimi della creazione umana e si pone al contempo come strada di ricerca per tutte le coppie che si trovano a soffrire di infertilità e tutto questo grazie a quella miriade di luci scatenata da ovuli e spermatozoi, evidentemente non disposti a rimanere confinati nel ristretto ambito di una singola luce, rigorosamente di colore rosso.
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