Scienza e Tecnologia
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Gruppo di hacker turchi ricatta Apple

24 marzo 2017
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Gruppo di hacker turchi ricatta Apple

Dato che generalmente piove sempre sul bagnato, nel giorno stesso in cui Google annuncia di aver raggiunto un livello di sicurezza su Play Store superiore a quello presente su iOS, Apple cade vittima di una nuova minaccia informatica, questa volta non originata a partire da qualche falla informatica o da app infette di derivazione cinese, ma da un gruppo di agguerriti hackers turchi che ha letteralmente “preso in ostaggio” l’azienda di Cupertino, con tanto di riscatto al seguito.

Nonostante le smentite ufficiali di casa Apple, pare infatti che il gruppo noto come Turkish Crime Family sia riuscito ad infiltrarsi in una back door lasciata aperta sul portale iCloud, a trafugare un’enorme quantità di dati sensibili degli utenti e a minacciare l’azienda di eliminare dalla faccia della Terra tutti gli account legati ad iPhone e iPad, rispetto ai quali gli hackers turchi sostengono di conoscere ormai le credenziali e di poter dunque compiere razzie ben più gravi all’interno dei profili utente.

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A gettare qualche dubbio sull’autenticità dell’attacco vi sarebbe tuttavia il fatto che Turkish Crime Familiy abbia compiuto tre rivendicazioni differenti sul suo profilo Twitter, sostenendo dapprima di aver violato 599 milioni di account, ridimensionando la questione a soli 300 milioni in un tweet successivo e scendendo di un altro centinaio di milioni in occasione dell’ultima richiesta di ricatto.

A testimonianza di quanto i sedicenti hacker turchi lascino un po’ tutto al caso vi sarebbe anche l’entità del riscatto, fissata a 75 mila euro in un primo momento e a 100 mila in un secondo; cifre comunque ridicole rispetto al fatturato medio dell’azienda e possibile testimonianza di una boutade goliardica.

Secondo i responsabili di Apple, inoltre, la presunta violazione (ammesso che sia mai esistita) sarebbe avvenuta tramite LinkedIn e non attraverso iCloud, piattaforma reputata sicurissima, in barba a quanto sostengono dalle parti di Mountain View e all’idea che debba per forza sempre piovere sul metaforico terreno bagnato.

 

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