
Sosteneva Dante che del Paradiso ci sono rimasti i bambini, i fiori e le stelle; unici elementi in grado di addolcire una vita spesso costellata da malcostume, malaffare, sofferenze e quant’altro si posa trovare all’interno dei gironi infernali che il Sommo Poeta ha sapientemente descritto per rendere l’idea dell’orrore presente in terra.
Se in materia di bambini stiamo messi piuttosto male, dato il calo delle nascite continuo, e i fiori si trovano sempre più esposti al rischio rappresentato dai pesticidi e dai mutamenti climatici, pare che dovremo rassegnarci anche a perdere di vista le stelle, salutando per sempre quella visione della Via Lattea che si è posta da paradisiaca guida per l’umanità fin dai suoi più remoti albori.

Stando a quanto sostiene un recentissimo studio condotto dall’Istil, l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso, pare infatti che la presenza continua di luci artificiali nei cieli delle nostre città abbia fatto in modo che il 77% degli Italiani perdesse di vista le stelle comprese nel complesso della Via Lattea, la cui nitida e piena visione risulta ormai impossibile a causa del fenomeno noto come inquinamento luminoso.
La mappatura della qualità dei cieli a livello globale e la costituzione di una sorta di atlante, in previsione del G20, ha infatti permesso di osservare come la sovraesposizione continua a fari e Led abbia generato perversi fenomeni di rifrazione che fanno apparire i cieli dotati di innaturali colorazione anche di notte, con conseguente perdita di vista delle stelle e degli altri riferimenti naturali, soffocati dal fiorire degli impianti di illuminazione e dalla rifrazione di molecole luminose in aria.
I danni da inquinamento luminoso non sono ovviamente circoscritti alla nostra Penisola ed interessano gran parte del mondo più industrializzato, risparmiando giusto quelle poche nazioni europee (come Scozia, Norvegia e Svezia), dove risulta meno marcato, anche se, in base a quanto rilevato dai ricercatori dell’Istil, l’Italia si è comunque aggiudicata la maglia nera a livello europeo, assumendo così i contorni di una sorta di inferno dantesco, senza neanche più bambini, fiori e stelle ad alleviare un po’ il nostro atavico tormento.
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