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Samsung: 600 milioni di smartphones a rischio bug

18 giugno 2015
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Samsung: 600 milioni di smartphones a rischio bug

A causa di urgenze legate ad un mercato in cui “arrivare primi” significa guadagnare spanne di vantaggio nei confronti di una concorrenza ancora chiusa all’interno di fabbriche e laboratori, capita spesso di assistere al lancio di prodotti con troppa fretta e al corrispondente ritorno di automobili e dispositivi elettronici alla casa madre, in quanto difettosi o pericolosi, come i proverbiali gattini ciechi partoriti dalla gatta desiderosa di portare a termine la sua gravidanza con troppo anticipo.

Stando a quanto sostiene la società di sicurezza informatica NowSecure, la medesima fretta felina avrebbe portato Samsung, alle prese con un’annosa crisi societaria, a immettere sul mercato il suo gioiello Galaxy S6 senza troppo curarsi della presenza di eventuali bug in grado di compromettere il corretto utilizzo del dispositivo e di esporre il telefono ad attacchi messi in atto da hackersdecisamente meno frettolosi.

Il bug in questione risiederebbe nella tastiera SwiftKey presente sul Galaxy S6 (e su altri modelli prodotti dalla casa) e comporterebbe una lacuna in ambito di protezione dei dati tale da consentire ai malintenzionati di accedere con facilità al dispositivo, fino a spingersi al punto di riuscire ad intercettare ed eventualmente deviare chiamate in ingresso e in uscita, rendendo così lo smartphone del tutto insicuro e inservibile.

I dispositivi potenzialmente a rischio sarebbero oltre 600 milioni e (stando a quanto sostiene NowSecure) pare che l’azienda coreana si fosse rapidamente resa conto del bug generato subito dopo il lancio del suo S6, cercando di mettere una toppa alla situazione mediante la promessa di rilascio di una patch, tuttavia ancora latitante.

In attesa che Samsung risponda elle perplessità sollevate da NowSecure, si staglia all’orizzonte uno scenario piuttosto inquietante, in cui 600 milioni di telefoni potrebbero venire richiamati alla casa madre, come dispositivi privi di valore o poveri gattini ipovedenti, vittime della fretta e delle ansie materne.

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