
A quanto pare, la recentissima crociata condotta contro l’olio di palma, responsabile di ogni sorta di nefandezza possibile e immaginabile, potrebbe presto condurre le grandi industrie alimentari in direzione di una rapida sostituzione dell’alimento incriminato con il burro, anch’esso oggetto di una solenne crociata durata decenni e oggi finalmente riabilitato.
Dopo esser stato considerato per decenni alla stregua della principale causa per l’insorgenza di complicazioni di tipo cardiovascolare e accumulo di adipe nel corpo umano, una recente ricerca condotta dalla Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University parrebbe infatti attestare come il postulato nesso tra consumo di burro e mortalità precoce non sussista affatto e come l’alimento, al contrario, rappresenti un valido deterrente per il diabete.

Analizzando una letteratura medica antecedente, comprensiva di nove studi incentrati su un campione statistico complessivo pari a 636,151 individui, i ricercatori americani avrebbero infatti scoperto che un consumo moderato di burro, pari a 14 grammi al giorno, non influirebbe affatto sulla possibile insorgenza di patologie cardiovascolari o su una minore aspettativa di vita e avrebbero notato, inoltre, come coloro che fossero soliti cibarsi di burro avessero fatto riscontrare un minor coefficiente relativo all’insorgenza del diabete.
Al momento presente solo a livello statistico, il legame tra burro e prevenzione del diabete potrebbe essere originato dalla capacità dell’alimento di scongiurare l’eventualità per via del ruolo giocato da particolari grassi derivati dal latte, anche se l’ipotesi risulta al momento tutta da chiarire e tutta da definire.
A prescindere dalla sua presunta capacità di prevenire il diabete o meno, lo studio pubblicato su Plos One pare comunque attestare la totale assenza di prove a scapito della colpevolezza del burro in materia di genesi relativa a ictus e infarti (purché non se ne consumi un panetto al giorno!) e rilanciare l’alimento nelle quotazioni di tutti coloro che l’hanno escluso per decenni dalla loro dieta e che oggi riverberano identica collera nei confronti dell’olio di palma.
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