Salute e Benessere
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Ictus, il problema dell’assistenza domiciliare

30 ottobre 2015
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Ictus, il problema dell’assistenza domiciliare

C’era una volta un’Italia con più letti di ospedale che malati e con più fondi che spese sanitarie, in cui itempi di recupero a seguito di una patologia debilitante, di un intervento chirurgico o di un parto venivano gestiti con calma e senza fretta dal personale medico presente nella struttura e ilpaziente veniva dimesso solo quando si trovava realmente in grado di tornare alla sua vita senza intoppi e angosce.

Dato che quell’Italia è ormai svanita sotto debiti pubblici ed ospedali trasformati in aziende, i tempi legati alle dimissioni dei malti si sono accorciati al punto da imporre la presenza di familiari a disposizione dei malati 24 ore al giorno, soprattutto in caso di patologie debilitanti e invalidanti come l’ictus.

Un recente focus aperto sulle condizioni dei pazienti affetti da ictus cerebrale, in occasione della Giornata Mondiale dedicata, ha infatti mostrato la triste situazione che aspetta i malati e i loro familiari al momento del ritorno a casa e la totale assenza delle istituzioni sanitarie di riferimento in un processo di cura e riabilitazione domestica che si prefigura spesso come estremamente lungo e doloroso.

In assenza di personale medico disposto ad accudire i malati, la responsabilità del recupero grava infatti interamente sulle famiglie con conseguenze devastanti non solo da un punto di vista psicologico, ma anche economico, dato l’enorme numero di casi di persone costrette ad abbandonare le proprie mansioni lavorative per trasformarsi in infermieri improvvisati e far fronte alla carente autosufficienza dei malati.

Data l’enorme incidenza di un patologia che colpisce ogni anno circa 200 mila soggetti solo nel nostro Paese, il poco roseo quadretto si traduce in un’autentica emergenza sanitaria e il fenomeno definito come caregiving (prendersi cura) si traduce generalmente nello sviluppo di patologie neurologiche come ansia o depressione a carico dei familiari, costretti a tenere testa in totale solitudine ad un compito che risulterebbe troppo gravoso per chiunque non si trovi a possedere le necessarie competenze in ambito medico.

Dato che il diritto alla cura non dovrebbe arrestarsi alla semplice garanzia della sopravvivenza del soggetto, ma includere tutta la riabilitazione e l’attenzione del caso, non resta che auspicare un rapido intervento sul settore dell’assistenza domiciliare, dato che il ritorno a quell’Italia ricca di letti di ospedale e povera di malati appare ormai una chimera perduta nel tempo.

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