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Il buco dell’ozono si sta finalmente chiudendo

4 luglio 2016
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Il buco dell’ozono si sta finalmente chiudendo

Chiunque sia vissuto in quello strano decennio chiamato “anni’80” ricorderà alla perfezione i continui moniti rivolte all’indebito utilizzo di lacche e spray, responsabili con le loro microparticelle immesse in aria dell’apertura di un buco nello strato di ozono che avrebbe dovuto togliere, nel giro di pochi anni, alla Terra la sua naturale protezione di fronte ai raggi uv e farci morire tutti sotto i colpi di un Sole ormai divenuto insopportabile.

Premesso che molto probabilmente la catastrofe ambientale annunciata avrà realmente luogo, ma per ragioni del tutto differenti, pare che i moniti abbiano centrato l’obiettivo e che il proverbiale buco nell’ozono collocato in prossimità dei Poli stia cominciando a ridurre la sua estensione e a concedere sollievo a quel Pianeta già alle prese con scioglimento dei ghiacci antartici e innalzamento delle maree.

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Secondo gli esiti di una rilevazione effettuata dai ricercatori facenti capo al Mit (Massachussetts Institute of Technology) e al National Centre for Atmospheric Science, l’auspicato cambio di rotta avrebbe avuto già ampiamente luogo e le dimensioni del tremendo buco si sarebbero ridotte di oltre 4 milioni di km quadrati dai tempi dell’ultima misurazione, effettuata nel corso del 2000, all’apice dell’estensione del foro nell’ozono.

Secondo lo studio pubblicato su Science, alla base della riduzione del buco nell’ozono vi sarebbe proprio la riduzione delle microparticelle di clorofluorocarburi (CFC) presenti negli spray e l’istituzione di apposite legislazioni che, partire dal 1987, hanno consentito la genesi di una normativa univoca in materia e la possibilità di ridurre il contenuto delle particelle nei prodotti industriali su scala globale.

Per assistere alla piena rimarginazione della ferita atmosferica dovremo attendere ancora un lasso di tempo compreso tra i 50 e i 100 anni, ma la riduzione in atto è il chiaro segnale (e monito alle future generazioni) di quanto l’intervento umano possa contribuire a migliorare l’ambiente circostante e di come gli anni’80 siano ormai destinati a sbiadire nei ricordi con il loro carico di lacca, moniti e preoccupazioni climatiche.

 

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