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Scontro tra Italia e Francia sui confini del Monte Bianco

8 settembre 2015
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Scontro tra Italia e Francia sui confini del Monte Bianco

Seppur più cerebrale e meno violenta di quella che divide, ad esempio, gli Inglesi dai Tedeschi, larivalità tra Italia e Francia rappresenta una costante che si tramanda attraverso le generazioni a partire dalle scorribande napoleoniche protratte per il Bel Paese e dal furto della Gioconda del 1911, ormai divenuto l’emblema stesso della contesa.

Oltre al quadro di leonardiana memoria, a dividere Italia e Francia, in un’accezione più simbolica che fisica, vi è anche quell’imponente Monte Bianco che dovrebbe denotare i rispettivi confini, ma che si trova di fatto oggetto di una contesa condotta sul filo dei metri o addirittura dei centimetri.

A fare riesplodere una polemica che pareva temporaneamente sopita è stato il sindaco di Chamonix, reo di aver bloccato l’accesso al ghiacciaio del Gigante a partire dal rifugio di Torino, decretando così in modo unilaterale la fine della disputa e l’inclusione del territorio conteso all’interno dei confini transalpini.

Ovviamente, l’episodio non è passato sotto silenzio e gliabitanti di Courmayer, saltati su tutte le furie, si sono espressi in una protesta ufficiale volta a (ri)portare il celeberrimo ghiacciaio del Monte Bianco sotto la giurisdizione italiana, con tanto di riapertura dell’accesso bloccato e ripristino della possibilità di accedere al Gigante a partire dal rifugio di Torino senza che l’escursione venga considerata alla stregua di un indebito sconfinamento.

Proprio il rifugio di Torino si trova, ormai da secoli, al centro di una feroce disputa che prevede, secondo la tesi francese, l’ubicazione del confine al di sotto del rifugio, mentre la controparte italiana ritiene invece che la Penisola termini 300 metri più in alto rispetto alla linea tracciata dai Transalpini.

Sulla diatriba si era addirittura espressa, nel lontano 1860 un convenzione internazionale, poiratificata dalla Nato, che avvalorerebbe la tesi italiana e bollerebbe per tanto il gesto compiuto dal sindaco di Chamonix come un’indebita interferenza nella altrui vicende territoriali e come uno sconfinamento giuridico e amministrativo perseguibile sulla base degli accordi che regolano il diritto internazionale in materia di confini.

Dovunque finisca realmente l’Italia geografica non vi era, a nostro avviso, ragione alcuna di andare turbare uno status quo che sopravviveva inalterato da oltre un secolo, né tanto meno un nuovo motivo (palesemente pretestuoso) per riaccendere una rivalità già messa a dura prova dalla chiusura del confine di Ventimiglia, oltre che da quella Gioconda costretta a riposare tra le pareti del Louvre ormai da troppo tempo.

 

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