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Lotta al cancro: ecco il batterio sintetico che attacca le cellule tumorali

21 luglio 2016
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Lotta al cancro: ecco il batterio sintetico che attacca le cellule tumorali

Una volta stabilito insindacabilmente che le difese presenti all’interno del nostro organismo risultano inefficaci a contrastare le cellule cancerose, per via della possibilità da parte del cancro di sfuggire alla loro ricezione e di spingere le componenti immunitarie al suicidio, le nuove tecniche di ricerca sembrano sempre più incentrate sulla presenza di aggiunte di tipo biologico volte ad eliminare il cancro mediante un’azione condotta attraverso ausili esteri, non necessariamente di tipo farmacologico.

Oltre al potenziamento artificiale dei linfociti t e alla disattivazione delle proteine checkpoint che complicano l’azione del sistema immunitario (secondo la prassi nota come immunoterapia), la lotta ai tumori potrebbe presto trovare un alleato in un particolare batterio sintetico che, una volta introdotto nell’organismo, attacca le cellule maligne, le distrugge e sceglie infine di liberare l’organismo alla sua presenza andando a suicidarsi.

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Frutto di una ricerca congiunta operata dall’Università della California e dal Mit, il batterio sintetico è costituito da una sorta di tessuto organico, ricavato dalla Salmonella “depotenziata”, al cui interno viene abilmente celato un rimedio farmacologico contro il cancro ed in virtù delle sue esigue dimensioni e della possibilità di programmare le sue azioni, riesce a far penetrare il principio direttamente al cuore del Male, senza che i pesanti ed invasivi preparati medici necessitino di metabolizzazione da parte dell’organismo umano.

Andando a nascondere cioè molecole anti-cancro dentro un “finto batterio”, risulta possibile attaccare le massi tumorali dall’interno, per poi spingere il microrganismo creato in laboratorio a mettere in atto una sorta di suicidio programmato non appena portato a termine il suo obiettivo ed eliminato il maggior numero di cellule tumorali possibili.

Per ora testato con successo solo sui topi, il nuovo rimedio descritto su Nature si troverà oggetto di una sperimentazione in ambito umano che potrebbe consentire il suo definitivo approdo nel novero delle cure contro il cancro e andare ad aggiungere un aiuto dall’esterno quel medesimo sistema immunitario incapace di fronteggiare l’odiata minaccia.

 

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