
In un universo tecnologico che ha fatto dell’effimero la sua principale vocazione e del consumo istantaneo la ragion d’essere, riscuote sempre più successo Snapchat; applicazione ideata per consentire lo scambio di messaggi, foto e video attraverso la Rete e la loro immediata scomparsa dal web a seguito della visualizzazione.
Ideale per un pubblico di teenagers sempre più attento a non lascaire tracce tangibili delle operazioni online, Snapchat sta assistendo ad una crescita esponenziale, tale da portare in un solo anno il suo bacino di utenza a raddoppiarsi e la quantità giornaliera di contenuti visualizzati a passare dalla già lusinghiera misura di 4 miliardi fino ad una punta pari a 10 miliardi.

La recente introduzione di contenuti video all’interno dell’app ha fatto in modo, infatti, che il pubblico di Sanpahat confluisse rapidamente verso la nuova soluzione e giungesse a visualizzare una quantità giornaliera di filmati pari alla sopracitata soglia di 10 miliardi, vale a dire più di quanto riesce a fare Facebook, sito con potenzialità, mezzi economici e bacino di utenza decisamente più cospicui rispetto alla povera applicazione fantasma.
Nonostante Snapchat sia recentemente finita nel mirino di alcune associazioni di genitori americane e abbia racimolato pessime recensioni ad ogni latitudine, per via della sua intrinseca natura volta a favorire lo scambio di materiale di natura sessuale tra i più giovani, pare dunque che la possibilità di caricare un filmato destinato ad autodistruggersi senza che l’utente debba compiere ulteriori azioni, stia ottenendo l’effetto sperato e che l’applicazione si stia ponendo come una seria minaccia per i colossi di settori, data la sempre maggiore propensione degli inserzionisti a comprare spazi pubblicitari all’interno dell’applicazione.
In attesa che Facebook riesca a realizzare quei fantomatici video immersivi a 360 gradi che dovrebbero rapidamente rilanciare le sorti del sito e ristabilire gli equilibri dell’universo, è curioso osservare come Snapchat continui a fare proseliti e cogliere alla perfezione le ossessioni imperanti in rete, riuscendo a coniugare le ansie legate alla privacy con quel desiderio di effimero che si configura spesso come il primo motore immobile del web.
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