fbpx
Universo Bambini
6

Il miele e i bambini. Quando si può e quale scegliere?

31 Maggio 2016
15819 Visualizzazioni
0 Commenti
6 minutes read
Il miele e i bambini. Quando si può e quale scegliere?

In un mondo in cui le parole alimentazione e terapia hanno finalmente incominciato a fare rima, dopo decenni di battibecchi e di reciproche incomprensioni, la scoperta di soluzioni di tipo naturale alle disfunzioni a carico dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso centrale hanno trovato una rapida soluzione grazie ai prodotti da alveare, con il miele di derivazione biologica sempre più al centro di ricerche e studi clinici finalizzati alla scoperta di tutte le sue infinite proprietà.

Dato che la mente umana è per sua natura portata a credere (spesso a ragione) che quanto giovi ad un organismo adulto possa produrre benefici amplificati in un bambino, sono in aumento i casi in cui ai lattanti viene somministrato del miele attraverso il ciuccio, oppure in cui prodotti da alveare vengono preferiti allo zucchero durante le prime fasi dello svezzamento, con l’intento di rendere più tollerabile ai piccoli quel sapore che così poco assomiglia al latte materno o ai primo omogenizzati proposti in corrispondenza del quinto mese di età.

Miele ai bambini

La volontà di derogare un po’ ai dettami esposti dall’universo della pediatria cozza spesso tuttavia con la comprensione della reale costituzione dell’organismo del bambino e può produrre tragici errori che, seppur animati dalle migliori intenzioni, rischiano di rivelarsi fatali nei casi più gravi, portando il piccolo in direzione di un blocco delle vie respiratorie e di una paralisi temporanea.

Il miele contiene infatti all’interno della sua composizione chimica tracce di una tossina in grado di condurre l’organismo dei bambini in direzione dello sviluppo del botulismo infantile, patologia dalla complicata soluzione che rischia di sfociare nella genesi di un complesso quadro sintomatologico a poche ore dall’ingestione della sostanza e richiedere così un intervento d’urgenza prima che la situazione degeneri.

Le problematiche connesse con il botulismo infantile, che possono manifestarsi anche per altre ragioni (legate al contatto con la terra o con eccessivo carico di polvere), investono con particolare veemenza la fascia di età legata al periodo che va dagli 0 mesi al compimento dell’anno, termine oltre il quale l’organismo umano si pone la riparo dai problemi legati all’ingestione del miele e i genitori possono finalmente cominciare a somministrare il prezioso alimento ai loro bambini senza più temere per la loro salute.

Quale miele scegliere?

Se dunque, dopo l’anno il miele può a tutti gli effetti diventare parte integrante della dieta del piccolo, occorre comunque tenere sotto controllo al posologia e scegliere accuratamente le tipologie di miele più indicate alla soluzione di uno specifico disturbo o al semplice mantenimento del corretto stato di salute del piccolo in un’ottica funzionale tanto alla crescita del bambino, quanto alla prevenzione di fronte all’insorgenza di determinati stati patologici.

Numerose ricerche sembrerebbero evidenziare come il miele di melata (o miele di bosco) si ponga come il più indicato per rafforzare la resistenza del sistema immunitario di fronte all’azione prodotta da agenti patogeni e attacchi esterni, in virtù di una serie di proprietà antibatteriche e antinfiammatorie che rendono il prodotto alla stregua dell’alimento principe tra i prodotti da alveare.

Le uniche controindicazioni presenti nel miele di melata riguardano l’origine del prodotto, spesso ottenuto mediante l’impiego di massicce dose di pesticidi (ragione in base alla quel conviene scegliere sempre prodotti di tipo biologico) e un sapore vagamente amarognolo che potrebbe risultare sgradevole nel bambino, non ancora perfettamente in grado di apprezzare a dovere le sfumature di sapore legate alla presenza di note amare.

botulismo infantile_emergeilfuturo

In virtù di un elevato potere espettorante, di una consistenza quasi liquida e di un alto potenziale dolcificante, il miele d’acacia risulta il più indicato non solo per contrastare le affezioni a carico dell’apparato respiratorio, ma anche per edulcorare ad arte tutte quelle pappe che il bambino rifiutava pochi mesi or sono e per favorire la scoperta di gusti e consistenze alimentari di tipo nuovo.

Ottimo per sedare la tosse anche il miele di agrumi, soprattutto se consumato nelle sue regioni d’origine (Basilicata, Calabria, Campania,Lazio,Sardegna,Sicilia), dato il fiorire di impianti agricoli di tipo biologico e la possibilità di trovare ottimi prodotti a kilometri zero.

Se si desidera un alimento ricco di atiossidanti e proprietà espettoranti dalla qualità particolarmente pregiata, è possibile metter mano al portafoglio e munirsi di miele di corbezzolo, coltivato in Sardegna, Toscana e nelle Marche e piuttosto ricercato per via di pregi non comuni ad altre tipologie di miele.

Ottimo, infine, per regolarizzare l’intestino dei bambini, il miele di castagno che abbina le consuete proprietà espettoranti ad una serie di virtù rivolte in modo specifico alla porzione terminale dell’apparato digerente, soprattutto in caso di spasmi intestinali o di episodi diarroici protratti oltre i tre giorni dall’inizio della prima scarica.

Facendo attenzione a non eccedere con le porzioni, dato un etto di miele possiede circa 350 calorie e che la maggior parte dei principi nutritivi è logicamente rappresentata da zuccheri, si può dunque dopo il primo anno di vita iniziare a somministrare miele ai bambini, verificando così in prima persona come le parole alimentazione e terapia possano trovarsi a coincidere quasi per magia, dopo anni di mancato dialogo e abuso di farmaci su larga scala.

 

[adrotate banner=”6″]

Commenti disabilitati