Universo Bambini
3

Come coltivare l’autostima nei bambini senza mortificarli

8 settembre 2016
2952 Visualizzazioni
0 Commenti
12 minutes read
Come coltivare l’autostima nei bambini senza mortificarli

L’esplosione dei social networks e di un universo relazionale in continua espansione è forse la maggiore testimonianza mai partorita dall’umanità di quanto ogni individuo si trovi alla perenne ricerca di conferme e di quanto, anche le persone più egocentriche e autarchiche, tendano in definitiva a modellare la propria percezione del sé su quella altrui, di modo da limare o accentauare volontariamente caratteristiche della personalità che possono risultare più o meno gradite agli altri.

Per quanto buona parte degli iscritti a Facebook o a Twitter non lo ammetterà mai, la funzione principale prodotta dalle piattaforme in questione è quella di creare una semplice iconografia finalizzata all’aumento dell’autostima degli utenti ed è spesso sufficiente l’apposizione di una faccina che ride sotto un post divertente per farci sentire tutti al centro di un universo emotivo in cui riusciamo, per un istante, ad attrarre l’altrui compiacimento, compiacendoci a nostra volta per l’idea partorita o per la trovata che ha innescato al catena di reazioni simulate.

bambini ed effetto pigmalione

Il discorso si amplia a dismisura se riferito all’universo infantile, soprattutto in età prescolare, dato che i bambini, quasi per definizione, si trovano sprovvisti di quella piena autonomia emotiva atta a definire i soggetti adulti e ricercano in modo perenne l’approvazione dei loro coetanei o di chi si occupa di loro, andando a trovare in plausi e note di merito la conferma diretta di quanto la loro azione si sia rivelata “giusta” e di quanto la loro personalità possa influire positivamente sul mondo circostante.

Tutti i genitori del mondo, non potendo ovviamente ricorrere a pollici alzati e faccine sorridenti per gratificare i loro bimbi, si trovano dunque stretti in una complessa morsa emotiva, all’interno delle quali cercare di riprendere troppo il bambino quando commette errori potrebbe rivelarsi fonte di mortificazione e perdita di autostima, mentre un eccesso di elogi immotivati potrebbe dare al piccolo l’idea di essere una sorta di divinità in Terra, alla quel tutto è permesso, senza che le dovute correzioni del caso abbiano luogo anche di fronte ad errori palesi.

La ricerca del giusto compromesso tra critica ed elogio rappresenta probabilmente il fulcro dell’intero universo pedagogico ed ha dato adito nel corso degli anni alle più disparate teorie su come educare i bambini senza arrecare loro danni, di segno opposto, che potrebbero alla lunga influire sullo sviluppo della personalità in età adulta.

In attesa che la pedagogia trovi il Sacro Graal dell’educazione e quantifichi il giusto approccio a rimproveri ed elogi, mettendo così i genitori al riparo da quella pioggia di critiche che scende sul loro capo anche nei giorni più assolati, esistono comunque alcune linee guida da tenere presenti e alcuni comportamenti da evitare, se non altro per la loro intrinseca dannosità sulla psiche dei piccoli.

L’effetto pigmalione

Se la totale rinuncia alla critica verso i bambini risulta alla stregua di una mera chimera e partorirebbe probabilmente un effetto opposto alle nostre intenzioni, è buona norma che rimproveri, riprese e rimbrotti si arrestino al momento specifico in cui nostro figlio sta commettendo un’azione sbagliata e che non si trasformino in una componente caratteriale dalla valenza universale, nella quale il bambino potrebbe venire facilmente ad identificarsi.

In base a quanto sostiene la teoria dell’effetto Pigmalione, scoperto dal dottor Rosenthal, tutti noi (ed in particolare i bambini) tendiamo ad uniformarci a quello che gli altri pesano di noi e a “recitare” la parte che ci viene imposta dal tessuto sociale di riferimento, di modo che, se ad esempio nel nostro ambiente lavorativo si ha la percezione che una determinata persona si trovi ad essere piuttosto scontrosa, la suddetta persona tenderà ad esserlo sempre più; in parte perché impossibilitata a cambiare un’opinione radicata e in parte perché la presenza di preconcetti risulta davvero il movente per modulare le nostre caratteristiche su di essi, anche se a livello inconscio.

autostima nei bambini

Tutto ciò risulta ampiamente amplificato nei bambini, che tenderanno per loro natura ad adagiarsi sui giudizi complessivi relativi alla loro persona, per cui, se si continua a ripetere che un bimbo è particolarmente capriccioso, quel bimbo diventerà sempre più capriccioso, perché egli è quello che gli altri vogliono che lui sia e perché la ripetizione di un’immagine stereotipata nella sua mente lo porta a convincerlo che gli altri possano avere effettivamente ragione e che non vi è motivo alcuno dunque per cambiare quanto di fatto risulta immutabile.

Per prevenire l’instaurarsi di una pericolosa catena mentale destinata riverberarsi con maggior veemenza durante gli anni degli studi, occorre modulare le critiche ad una dimensione meno esistenziale e riprendere il bambino perché fa qualcosa di sbagliato e non perché è qualcosa di sbagliato.

Passando ad un esempio pratico, se il piccolo Marco passa la giornata a piangere e strepitare perché desidera ottenere una serie di oggetti a lui inaccessibili, è più che legittimo intimargli di smetterla e di non fare capricci, ma è pedagogicamente errato riferirsi a lui come ad un bambino capriccioso in senso assoluto, dato che se voi pensate che quella sia una sua effettiva caratteristica intrinseca, prima o poi lo diventerà davvero.

L’autostima è anche figlia dell’autonomia

Una volta appurato dunque che il bimbo “fa” ma non “è” cose errate e che i rimproveri devono fungere da deterrente verso un determinato atteggiamento e non come critica esistenziale e ontologica, un altro errore classico dei genitori in materia di autostima è quello di negare il più a lungo possibile quell’autonomia necessaria allo sviluppo delle effettive competenze relazionali del bimbo.

Esattamente come i rimproveri troppo marcati, anche un eccesso di apprensione genitoriale può infatti può portare il bambino a non sviluppare quelle capacità tipiche della sua età che gli consentiranno di coltivare la doverosa autostima nel momento i cui dovrà relazionarsi con un contesto sociale composto da individui a lui coetanei.

bimba con autostima

Il proverbiale tentativo di crescere i bimbi sotto ad una metaforica campana di vetro e di tenerli al riparo da tutte le brutture del mondo fino a quando saranno pronti per andare alla scuola materna, genera infatti una serie di piccoli individui che non hanno mai conosciuto i micro-traumi e sviluppato le abilità necessarie alla comprensione delle proprie potenzialità e dei propri limiti e che si troveranno spaesati nel momento i cui apprenderanno, ad esempio, che altri bambini riescono a far fronte ad una sbucciatura senza troppi problemi o riescono ad infilarsi le scarpe da soli.

Affinché i bambini sviluppino al meglio la loro autostima, occorre saper dosare alla perfezione la componente legata all’inevitabile volontà di accudimento con la capacità di lasciare i piccoli liberi di sbagliare, di cadere, di scervellarsi su come vada compiuta una determinata azione e su come risolvere piccoli enigmi commisurati alla loro età, senza che il genitore di riferimento accorra a fare le sue veci, lo soccorra e lo consoli quando non vi è ragione alcuna per farlo.

Saper dire di no è funzionale all’autostima

Contrariamente a quanto si possa pensare, anche le limitazioni e i “no” portano in dote un carico di competenze necessarie all’accrescimento dell’autostima del bambino e lo aiutano a crescere, per il semplice fatto che la capacità di arrestarsi davanti ad un limite invalicabile non è segno di codardia e impotenza, ma di quella maturità della quale tutti noi ci troviamo ad andare fieri.

Allo stesso modo in cui noi ci troviamo ad essere orgogliosi di noi stessi quando riusciamo a porre un freno a i nostri istinti e limitarli ad un singolo pasticcino o ad una sigaretta (sarebbe comunque meglio di no!) dopo pranzo, nonostante stomaco e polmoni invochino a gran voce un bis, anche nei bambini quegli iniziali dinieghi percepiti con fare sdegnoso si trasformeranno in seguito in un’abilità necessaria allo sviluppo dell’autostima e alla comprensione degli esatti confini del microcosmo emotivo di riferimento.

accrescere l'autostima dei bambini

Se il bambino urlerà come un ossesso di fronte al primo rifiuto, al trascorrere del tempo, il piccolo ne comprenderà le ragioni (col vostro aiuto) e capirà che il “no” era stato generato dalla precisa volontà di tutelare la sua incolumità, imparando così a regolarsi anche in assenza di limiti esterni e producendo un’embrionale sensazione di fierezza derivante dalla nuova capacità acquisita e dal fatto di non aver più bisogno di una mano sulle spalle per capire che quella determinata cosa non va fatta.

Al contrario, i bambini ai quali viene lasciata un’eccessiva libertà tendono sviluppare in maniera tardiva l’istinto di autoconservazione, con il risultato di una mortificazione nel momento in cui i “no” devono diventare categorici e il piccolo deve capire che l’intero universo non si trova malauguratamente a gravitare introno a lui.

In ultima istanza, è dunque opportuno cercare di stimolare fin dalla nascita quella componente caratteriale che ci porta ad essere il più indipendenti e sicuri in età adulta e che riesca in seguito a limitare la nostra costante ricerca di approvazione e conferme a quella sfera mediatica in cui anche una faccina che ride può farci iniziare la giornata col piede giusto, senza che per questo mettiamo in discussione le nostre certezze ogni volta che accendiamo il computer.

 

[adrotate banner=”16″]

Altri post che ti potrebbero interessare

Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi