
Sui benefici dell’allattamento al seno esiste ormai una letteratura medica talmente ampia e comprovata, che la possibilità di giungere a risultati identici mediante il ricorso a surrogati artificialiappare ormai alla stregua di una chimera industriale, ben lontana dalla realtà dei fatti.
Anche a fronte di un enorme quantità di studi clinici in merito, il ricorso all’allattamento al seno per tutto il periodo necessario al primo sviluppo del piccolo appare ancora deficitario e una recente indagine ha mostrato come solo il 30% delle neo mamme allatti oltre il quarto mese di vita del bambino e come la percentuale si riduca ad un misero 10% se riferita al sesto mese, soglia indicata come minima dall’Oms.
Giusto per aggiungere ulteriori incentivi, laddove di incentivi in realtà non ci sarebbe alcun bisogno, un documento congiunto redatto da Sip (Società Italiana di Pediatria), Sin(Società Italiana di Neonatologia), Sigenp (Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica),Sicupp (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche) eSimp (Società Italiana di Medicina Perinatale) ha voluto provare a quantificare i risparmi in termini economici (oltre che umani) della pratica.
Dato che la maggior parte delle “morti bianche†in età infantile e che i maggiori pericoli sanitari derivano proprio dalla carenza di latte materno come unico alimento fino allo svezzamento, la possibilità di estendere l’allattamento al seno ad una fascia crescente di popolazione comporterebbe infatti un netto abbassamento della spesa sanitaria e andrebbe a rimpinguare le esigue casse dello Stato.
Se almeno l’80% delle mamme allattasse oltre il sesto mese di vita del bambino, si stima infatti che sarebbe possibile prevenire un cospicuo numero di decessi e stati patologici tali da consentire unrisparmio medio di spesa pari a 140 euro per ogni bambino che non viene allattato al seno e unariduzione di cure ambulatoriali tali da incidere sull’intero Pil nazionale.
Redatto nel corso della settimana dedicata all’allattamento, il documento non è che la punta di un iceberg di una documentazione scientifica in merito, purtroppo ancora non in grado di convincere quell’esercito di mamme alle prese con surrogati in polvere e preparati industriali.
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