
Buona parte degli episodi di ansia e dei fenomeni legati all’insorgenza della depressione trovano al loro radice ultima in una sorta di inattività protratta negli anni che spinge il nostro cervello a cadere vittima dell’eccessivo tempo libero concessogli e di quella spirale che parte da un eccessiva attività riflessiva e si conclude con la paranoia e con visioni apocalittiche del futuro, destinate a produrre un carico di angoscia a livello fisico.
Se la depressione e l’ansia si combattono dunque mediante l’attività, soprattutto all’aria aperta, una recente ricerca condotta dalle università di Edimburgo e Glasgow ha mostrato come un’infanzia e un’adolescenza ricca di stimoli positivi possa porre la mente al riparo da quegli inganni che, in età adulta, conducono dritti in direzione dello sviluppo di stati ansiosi e del lettino dello psicanalista.

Secondo la ricerca, pubblicata sull’autorevole Journal of Epidemiology and Community Health, la pratica dello scoutismo durante gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza si accompagna ad una maggiore serenità mentale conseguita nei pressi della “mezza età” e si configurerebbe alla stregua di un vaccino in grado di scacciare ansia, panico e depressione anche molti anni dopo che il proverbiale fazzoletto e la divisa vengono attaccati al chiodo.
Andando ad analizzare la storia clinica di circa 10 mila soggetti inseriti nel programma di ricerca denominato National Child Developmente Study, gli autori dello studio hanno infatti potuto constatare come gli ex bambini presi in esame che avevano militato nei boy scout si trovassero soggetti ad una condizione di salute psico-fisica decisamente migliore rispetto ai loro coetanei e come la pratica dello scoutismo comportasse, in termini statistici, una diminuzione del rischio legato all’insorgenza di stati ansiosi pari al 18% medio.
Inoltre, la militanza tra le fila dei boy scout si è rivelata in grado di lenire quel particolare tipo di problematiche neurologiche connesse con le disuguaglianze sociali avvertite dai bambini durante le prime fasi della vita, andando a favorire l’insorgenza di una sorta di spirito di corpo in grado di evitare che le disparità economiche familiari si traducessero in imbarazzo sociale e andassero a costituire a loro volta un potenziale terreno di insorgenza per emarginazione e depressione.
Ultima conferma, in ordine cronologico, di quanto l’attività contrasti la depressione e di quanto, in ultima analisi, l’ozio si configuri davvero alla stregua del padre dei vizi, la ricerca scozzese offre dunque una particolare antidoto a noia, ansia, apatia e paranoia, condotto semplicemente attraverso l’utilizzo di quell’immaginazione che vaga libera e serena tra la natura incontaminata.
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