
Al centro delle vicende politiche italiane da anni, a causa di diatribe sui tornelli e sistemi di monitoraggio dei dipendenti, i nostri uffici potrebbero diventare nella giornata di oggi l’inconsueto punto di ritrovo per una moltitudine di simpatici quadrupedi, lasciati liberi di scorrazzare in santa pace sotto lo sguardo vigile dei loro padroni.
Oggi è infatti la “Giornata mondiale del cane in ufficio” (“Take your dog to work”), singolarissima iniziativa ideata dall’inglese Pet Sitters International (Psi) nel lontano 1996 per mostrare tutti i benefici psico-fisici derivanti dalla prossimità con un cane durante l’orario di lavoro.
In base ai risultati prodotti da uno studio commissionato dall’azienda Purina e realizzato dal Mississipi State University College Vetrinary Medicine, pare infatti chelavorare a stretto contatto con il proprio cane favorisca l’insorgenza di uno stato di benessere mentale in grado diallentare lo stress professionale e di condurre addirittura in direzione di un inaspettato aumento della produttività.
Sulla base di un lungo questionario condotto su un campione pari a 750 soggetti è infatti emerso che coloro che si trovano a svolgere le mansioni lavorative quotidiane all’interno di una struttura pet-friendly (che ammette cioè l’ingresso di animali domestici al suo interno) possono vantare un coefficiente di soddisfazione professionale doppio rispetto ai loro colleghi, costretti invece a lavorare in aziende dove cani e consimili non sono ammessi.
Oltre al semplice parametro relativo alla soddisfazione individuale, per sua stessa natura piuttosto opinabile, lo studio americano ha portato alla luce l’esistenza di un particolare meccanismo psichico in base al quale i dipendenti delle ditte pet-friendly sarebbero più disposti a fermarsi saltuariamente oltre l’orario di turnazione, non avendo l’incombenza del cane a casa e tenderebbero inoltre a ricompensare la concessione del datore di lavoro con maggiori sforzi e maggiore produttività.
Ancora piuttosto arretrato rispetto agli Stati Uniti, dove un’azienda su cinque accoglie animali domestici al suo interno, il nostro Paese sta comunque lentamente entrando in contatto con un fenomeno per certi versi affine alla pet therapy e aprendo sempre più le porte ai cani, almeno fino al giorno in cui a qualche politico verrà l’idea di dedicare dei tornelli ai simpatici animali o di controllare a distanza le mosse del fido quadrupede mediante uno smartphone o un pc.
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