
Per quanto la televisione tenda a dipingere il mondo in bianco in nero (anche a fronte di gamme cromatiche in 4k) e a fornire un ritratto delle cure per la Sla ancorato fantomatiche metodologie terapeutiche incentrate su ancor più fantomatiche “vene da stappare†e corbellerie simili, le uniche reali speranze di guarigione dalla tremenda patologia giungono da quella ricerca sulle staminali che procede per gradi e per accurate tappe di indagine clinica.
Con sommo gaudio dell’intera comunità medica nostrana, la prima fase di una lunga sperimentazione coordinata dal dottor Angelo Vescovi ha prodotto gli esiti sperati, mostrando un’ampia percentuale di successo a seguito di 18 trapianti di cellule staminali effettuati su altrettanti malati di sclerosi laterale amiotrofica.
L’innesto di cellule staminali volto a ripristinare le funzioni del midollo spinale compromesse dalla sclerosi ha infatti portato alla luce la totale sicurezza del trattamento(fino a poco fa soggetto a crisi di rigetto anche in caso di auto-trapianto) e significativi miglioramenti delle condizioni neurologiche per tre pazienti, protagonisti di un’insperata rinascita delle facoltà cognitive e motorie.
La sperimentazione, iniziata il 25 giugno del 2014 e conclusasi pochi giorni fa è stata condotta dal professor Vescovi, professore di biologia cellulare all’università Bicocca di Milano e direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio, inparallelo con Stati Uniti e tanto i test effettuati  dai medici americani, quanto quelli dei ricercatori italiani, hanno prodotto risultati eccellenti e lasciato intravedere l’avvento di una cura definitiva per la patologia.
Se infatti, allo stato attuale della ricerca, il trapianto di cellule staminali non costituisce un’autentica cura per la Sla, il raggiungimento di un metodo, ancora in parte inesplorato, privo di reazioni collaterali è senza dubbio un ottimo auspicio per ulteriori ricerche in merito e per ulteriori sperimentazioni.
La seconda fase dell’indagine clinica avrà luogo nel 2016 e coinvolgerà un campione di pazienti più ampio, compreso tra le 70 e le 90 unità , con la speranza di ulteriori passi in vanti di una ricerca tanto complessa da comprendere una gamma di sfumature che la televisione non riesce purtroppo a percepire.
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