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Alla notte degli Oscar trionfano Iñárritu e Milena Cannonero

23 Febbraio 2015
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Alla notte degli Oscar trionfano Iñárritu e Milena Cannonero

Secondo una ben nota legge di natura, tutti i riconoscimenti che ci capita di conseguire nel corso della vita giungono in perenne ritardo rispetto all’espressione massima del nostro effettivo talento: si pensi ad esempio ad un Al Pacino insignito dell’Oscar al miglior attore per quello scialbo (e un po’ buonista) remake di Profumo di Donna, dopo essere stato snobbato per anni dalle elite del cinema, anche a fronte di innumerevoli interpretazioni memorabili.

In parziale accordo al teorema, il mondo di Hollywood ha riconosciuto al regista messicano Alejando Iñárritu quella fama planetaria che meritava dai tempi di Amores perros (a nostro avviso il suo capolavoro assoluto) e che è giunta solo  ieri notte con i cinque premi Oscar assegnati alla sua ultima fatica; Bridmam o (l’Imprevedibile virtù dell’ignoranza), acuta riflessione sul mondo del cinema (e non solo) che ha riportato in auge Iñárritu dopo una breve sequenza di pellicole non esattamente azzeccate (Biutiful in primis).

Oltre al premio come miglior film dell’anno cinematografico appena concluso, ad Iñárritu è andata anche la statuetta per la migilior regia, quella per la miglior sceneggiatura originale e per la miglior fotografia, mentre ha mancato l’appuntamento con il premio Micheal Keaton, alato protagonista del film in salsa nostalgica (ricordate il Batman di Tim Burton?), che s è visto soffiare l’Oscar da Eddie Redayame, star di La Teoria del tutto.

Quattro premi Oscar anche per Grand Hotel Budapest, divertente favola vintage con un cast di eccezione firmata da un Wes Anderson, giovane regista che sta tentando di ridefinire i canoni narrativi hollywoodiani attraverso una commistione di commedia e fantasia sempre più accentuata e funzionale allo scopo.

Dopo una sequenza di film pressoché sterminata (e a tratti memorabile), Julianne Moore è finalmente riuscita ad aggiudicarsi il premio all’attrice protagonista per Still Alice (regia di Richard Glatzer), coronando così la sua carriera dopo una lista di nominations infruttuose lunga (quasi) come la sua carriera e (quasi) come la sopracitata sequenza di film.

Resta a bocca asciutta il discussissimo American Sniper di Clint Eastwood che, forse proprio a causa delle polemiche che accompagnato il film, riceve solo la statuetta per il miglior montaggio sonoro, fallendo le altre 5 candidature e rimandando i propositi dell’ottuagenario regista, premio Oscar con The Million Dollar Baby, alla prossima tornata.

L’unico angolino di Italia al Gran Ballo del cinema patinato è stata rappresentato da Milena Cannonero (già vincitrice con Barry Lyndon), premio Oscar per i costumi di Grand Budapest Hotelche lascia il Red Carpet uscendo dal bozzolo di illustre sconosciuta, per trasformarsi nella farfalla dalle ali dipinte di orgoglio nazionale, esattamente come era avvenuto ai tempi del capolavoro di Kubrick.

Premi alla memoria infine a Robin Williams, Anita Ekberg, e Vrina Lisi, grande attrice che ha guardato la passerella degli Oscar da lontano e con tanto di binocolo finché si trovava in vita e che ora riceve un merititatissmo riconoscimento, tanto tardivo da suscitare una strano strano senso di ironia se rapportato al teorema inziale.