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BlackBerry: quota di mercato pari a zero

17 febbraio 2017
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BlackBerry: quota di mercato pari a zero

L’idea di fondo partorita da BlackBerry nel corso degli ultimi anni non era poi tanto poi strampalata, dato che la possibilità di dare vita ad efficientissimi smartphone comprensivi di tastiera fisica avrebbe consentito alla casa canadese di ritagliarsi una nicchia di utenza quasi perenne e di sfidare il predominio del touch screen facendo leva sull’oggettiva maggior fruibilità delle tastiere QWERTY e su un utilizzo “professionale” dei dispositivi decisamente efficiente.

Quello che è invece risultato piuttosto strampalato, è il maldestro tentativo di vendere gli ultimi esemplari di BlackBerry a prezzi assolutamente fuori mercato, dato che nessuno al mondo avrebbe speso quelle cifre se non per un iPhone o un Galaxy S, e l’assoluta incapacità di comprendere che per garantire un’effettiva sopravvivenza all’azienda si doveva fare leva su politiche di marketing e promozioni commerciali in grado di far capire agli utenti quali fossero gli effettivi vantaggi derivanti dal sacrificio di schermi iper-estesi e controllabili con un tocco delle dita.

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La lunga serie di errori partorita da BlackBerry, terminata con l’assurda pretesa di riscattare il marchio andando a snaturarlo mediante la produzione di telefoni a base Android, è purtroppo culminata in questi ultimi mesi con la perdita totale di appeal sui mercati e con un segmento occupato pari ad un zero tondo ed esteso quasi quanto un display di tipo touch screen.

Nel corso dell’ultimo trimestre del 2016, BlackBerry ha infatti venduto, a livello globale, solo 200 mila esemplari, a fronte di un totale complessivo apri a 431 milioni di unità, andando ad occupare uno 0,2% di mercato che suona come un beffardo canto del cingo per un’azienda ormai pronta a chiudere i battenti e a salutare una gloriosa storia.

Se si pensa che nel corso del 2009 BB occupava una quota di mercato pari al 20% (equivalente a quella oggi occupata da Samsung), risulta evidente l’incapacità di tenere il passo della rivoluzione che ha investito il settore ed una serie infinita di sbagli che hanno vanificato l’ottima intuizione iniziale di sopravvivere rivolgendosi a quella nicchia di pubblico che di touch screen e consimili proprio non ne vuole sapere.

 

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