
Oltre che per una modalità di composizione ed arrangiamenti privi di paragoni con quanto proposto all’epoca dall’industria musicale, il brano Bohemian Rapsody dei Queen è diventato celebre in tutto il mondo per aver dato origine ad uno dei primi videoclip al mondo, andando a proporre un binomio tra musica e immagini totalmente inedito e a spostare l’asticella delle potenzialità offerte dalle riprese video in ambito sonoro, fino a quel momento ancorate alla semplice ripresa degli artisti intenti nell’esecuzione del pezzo.
A quasi 41 anni di distanza da quel lontano ottobre 1975 in cui il singolo vide la luce, tra l’altro con un certo carico di casualità (i Queen avrebbero voluto che il primo estratto dal nuovo disco fosse The Prophet’s Song) ecco che l’esperienza visiva legata al celebre brano acquista ad una valenza squisitamente hi-tech, grazie all’ideazione di un’apposita app che consiste di trasformare Bohemian Rapsody in un’esperienza virtuale, andando a creare una sorta di mondo immaginario ricalcato sulle note della canzone e sui suoi celeberrimi cori.

Già disponibile per Android e presto in arrivo per iOS, The Bohemian Rapsody Experience consta infatti di una sorta di escursione virtuale nell’immaginario di Freddie Mercury e consente a tutti i fruitori di calarsi in una realtà fantastica grazie all’abbinamento tra un comune smartphone e particolari visori dedicati alla realtà virtuale, permettendo inoltre all’ascoltatore di esplorare in modo unico ed individuale il mondo rappresentato, all’interno del qual risulta possibile orientarsi attraverso i movimenti del corpo e dello sguardo.
Accolta con entusiasmo dai fan della band e dallo stesso chitarrista Brian May, la nuova app rappresenta al momento l’unico esperimento in questo senso dotato di effettivo successo (Bjork tentò qualcosa di simile qualche anno fa) e si ripromette di rivoluzionare quel complesso sistema di abbinamento tra immagini e suoni che prese il via, manco a dirlo, proprio con la stessa Bohemian Rapsdoy in un’epoca storica in cui il binomio in questione veniva giudicato troppo pionieristico per vedere la luce.