Scienza e Tecnologia
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Energie rinnovabili a basso costo dai dischi Blu-ray

27 Novembre 2014
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Energie rinnovabili a basso costo dai dischi Blu-ray

In un’epoca segnata dalla presenza di una quantità sterminata di siti che si occupano di recensire film e serie tv, esiste ancora qualche temerario che ogni tanto, in barba alla massificazione dei gusti individuali operata da Mymovies.it e Comingsoon.it, decide di acquistare un Blu-ray a scatola chiusa, salvo poi scoprire di aver commesso un tragico errore e cadere vittima della tentazione di lanciare il supporto audio-video fuori dalla finestra.

Se anche voi avete appena speso quasi venti euro per un film decisamente al di sotto delle aspettative, prima di lanciare il Blu Ray, ci teniamo ad informarvi che il disco in vostro possesso potrebbe venire riciclato un giorno per garantire un migliore approvvigionamento energetico ala vostra dimora nell’insolita veste di pannello solare.

Uno studio condotto dalla Northwestern Univesrsity di Evanston ha infatti evidenziato l’imprevista capacità dei moderni dischi Blu-ray di assorbire le onde luminose e di immagazzinare nei solchi che compongono la loro struttura una quantità di luce solare superiore a quella imprigionata da i comuni pannelli solari, ponendo così i dischi come alternativa privilegiata per la costruzione di nuovi materiali a più alta efficienza energetica.

I ricercatori di Evanston si sono accorti della capacità di assorbire luce dei dischi Blu-ray al termine di un lungo studio, durante il quale si è riusciti a pervenire alla costruzione di una cella solare dopo aver testato numerosi supporti (cd, dvd) e aver scoperto il ruolo privilegiato dei Blu-ray, dovuato ad una maggior concentrazione di incisioni sul disco e dunque ad una maggiore capacità di assorbire la luce.

In sostanza: i moderni supporti audio-video sono ottenuti grazie alla presenza di un laser che incide una serie di codici sulla loro struttura (poi decodificati e tradotti in immagini e suoni dall’apposito lettore); sfruttando i Blu-ray un laser più sottile (di colore blu, appunto) rispetto a quello impiegato per scrivere cd e dvd, risulta possibile generare solchi più sottili, utili non solo ad inserire un maggior numero di informazioni sul supporto, ma anche ad immagazzinare una maggior quantità di onde luminose.

Tradotto su un versante economico, lo studio pubblicato su Nature Communications apre la strada alla ricerca di soluzioni a basso costo in ambito di energie rinnovabili, essendo il costo di produzione dei dischi Blu-ray enormemente inferiore a quello impiegato nelle attuali tecnologie in ambito foto-voltaico ed essendo i materiali impiegati più facilmente reperibili e riutilizzabili.

In caso dunque abbiate voluto fare di “testa vostra”, prescindendo dai preziosi consigli dei siti specializzati e abbiate comprato un film in grado di farvi rimpiangere il vostro ingresso nel centro commerciale (se non addirittura il giorno in cui siete nati), prima di lanciare il Blu-ray dalla finestra, aspettate un momento: non è escluso che un giorno possiate ammortizzare la spesa effettuata sulla bolletta della luce.

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