
Ancora lontana dal raggiungere i parametri cinematografici postulati pochi anni fa, la realtà virtualepotrebbe ben presto trovare quel mordente e quell’attrattiva sul grande pubblico che ancora mancano grazie ad un implemento di tecnologia in grado di conferire al fruitore l’illusione di venire teletrasportato in direzione di altri lidi e altri mondi, magari un po’ più avvincenti di quelli compresi tra la scrivania dell’ufficio e la toilette.
Stando alle magniloquenti parole di Zuckerberg, pare infatti che Oculus Vr, società recentementeacquistata da Facebook e leader nel settore della realtà virtuale, stia lavorando per implementare i propri sensori fino a produrre l’effettiva illusione (pare un ossimoro) di trasportare il nostro corpo verso scenari selezionati a piacere, indipendentemente dalla loro reale esistenza.
Se attualmente le potenzialità dei visori Oculus Riftappaiono ancora piuttosto limitate, il Ceo di Facebook e il suo Cto, Mike Schroepfer, hanno assicurato che un team di ingegneri altamente specializzati si trova già al lavoroper tradurre l’investimento effettuato dalla sua società, circa 2 miliardi di dollari, nell’avvento di una nuova generazione di strumenti, sempre più precisi e sempre più capaci di proiettare il fruitore in mondi simulati, fino a giungere appunto a quel teletrasporto che si configura come il fine ultimo dei prossimi dieci anni di ricerca.
In attesa che le ambizioni di Zuckerberg, per ora tanto visionarie quanto farneticanti, producano esiti tangibili, una versione “soft” di Oculus Rift verrà comunque immessa sul mercato a partire dal 2016, godendo di tutto il supporto di Facebook per impedire che l’operazione commerciale si traduca in un flop simile a quello che ha investito i poveri Google Glass o analoghi visori concepiti per migliorare l’esperienza di videogaming.
Prima che il teletrasporto teorizzato in chiave cinematografica da Star Trek o da pellicole minori, come “Il tagliaerbe”, possa divenire una consuetudine per gli utenti di Facebook scorrerà dunque una quantità di acqua sterminata sotto i ponti e la sua effettiva fattibilità passerà necessariamente dal gradimento di quel grande pubblico ormai annoiato da strumenti inutili, almeno quanto lo è dalla consueta routine d’ufficio.
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