Scienza e Tecnologia
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Google Glass impiegati nei test pre-serie di Bmw

2 Dicembre 2014
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Google Glass impiegati nei test pre-serie di Bmw

Se molti dei dispositivi elettronici che scandiscono la nostra quotidianità sono frutto di un lungo processo di sdoganamento che li ha portati all’esterno delle ristrette nicchie informatiche per la quali erano stati concepiti, capita ogni tanto di assistere al percorso inverso che prevede la creazione di un apparecchio destinato ad una diffusione capillare, per poi trovare invece la sua ragion d’essere solo all’interno di specifici ambiti di applicazione.

La travagliata storia dei Google Glass ha visto l’avveniristico dispositivo indossabile di Mountain View passare da possibile oggetto di tendenza globale a valido supporto in ambito medico (vedi articolo) nell’arco di una semplice stagione e recentemente risorgere in ambito automobilistico, grazie all’impegno di Bmw che ha sfruttato gli occhiali interattivi per condurre una serie di test sulle proprie vetture, prima dell’immissione sul mercato.

L’ausilio dei Google Glass ha infatti consentito ai test drivers di casa Bmw l’avvio di un progetto sperimentale di test sulle vetture pre-serie, finalizzato all’implementazione della sicurezza sui modelli destinati al mercato, resa possibile dalle numerose facoltà presenti sul dispositivo, attraverso le quali condurre un’attenta disamina degli eventuali difetti presenti sulle vetture.

Grazie alla possibilità di fotografare e riprendere ogni dettaglio presente sulla macchina, i test drivers Bmw hanno infatti sperimentato il primo sistema di guida interattiva, fornendo alla casa madre una quantità di dettagli impossibile da vagliare ad occhio nudo (soprattutto mentre si guida) e comunicando tra di loro in tempo reale le sensazioni fatte registrare durante la prova su pista, avvenuta all’interno del circuito di Sapratanburg, negli Stati Uniti.

I tradizionali metodi di analisi di una vettura confinata ancora allo stadio di prototipo fanno leva su una serie di appunti scritti che vengono redatti dal pilota al termine del test e che la casa madre deve successivamente interpretare facendo spesso i conti con un’assenza di riferimenti espliciti e con una genericità di osservazioni, che spesso richiede ulteriori analisi prima di tradursi in un effettivo cambiamento.

Il supporto di Goole Glass consente al contrario la piena concentrazione del pilota sulle caratteristiche specifiche di guida, lasciando che il dispositivo monitori e registri in autonomia una serie di dati che vengono inviati al centro di ricerca con frequenza pari a 2 minuti e che consentono di istiutire un embrionale rapporto di telemetria in diretta tra chi guida la macchina e chi ne studia le caratteristiche.

Se dunque dovremo rassegnarci all’eventualità di un fallimento commerciale su larga scala del progetto Google Glass, pare che gli occhiali di Big G siano sempre più funzionali a quei settori di ricerca dove l’attenzione al dettaglio è essenziale per la riuscita di un progetto e alla numerose nicchie settoriali che popolano il mondo della medicina e della ricerca; un po’ come è avvenuto per telefoni e computer, ma secondo un processo contrario.