
L’eccessiva fretta con cui si è tentato diffondere l’utilizzo della Rete a livello globale e di informatizzare ogni comparto della vita pubblica e privata si è rapidamente tradotto nelle genesi di un sistema planetario tanto esteso quanto fragile, in cui i cyber-attacchi non rappresentano più un’eccezione alla regola, ma una norma in grado di influenzare la vita delle istituzioni ai più alti livelli, imminenti elezioni presidenziali americane ovviamente comprese.
Dato che, guarda caso, l’Italia è uno dei paesi in grado di vantare un numero di cyber attacchi subiti superiore alla media e dato che la riconversione di interi settore legati alla pubblica amministrazione è avvenuta in modo tardivo e frettoloso, il Ministero della Difesa ha deciso di aggiornare un intero comparto ormai obsoleto facendo affidamento su Windows 10, sistema operativo che, bug e aggiornamenti impossibili a parte, vanta un tasso di sicurezza ancora lontano anni luce da Osx, ma comunque nettamente superiore alle versioni precedenti prodotte da Microsoft.

Premesso che il semplice possesso di Windows 10 non è ovviamente condizione necessaria e nemmeno sufficiente a difendere un pc di fronte alla possibilità di attacchi informatici (tutt’altro) l‘opera di svecchiamento partorita dal Ministero si tradurrà comunque nell’aggiornamento di tutti i computer dei dipendenti, frutto di un accordo tra il dicastero e la stessa Microsoft, la quale si è logicamente offerta di produrre particolari firewall e sistemi di sicurezza volti a difendere la privacy, riuscendo così a convincere un’istituzione che stava prendendo al vaglio anche ipotesi alternative.
Resosi indispensabile a fronte di recenti stime, diffuse dal rapporto Clusit, che parlano di una crescita esponenziale degli attacchi nel nostro Paese, aumentati addirittura del 154% in un solo anno, la riconversione in direzione di Windows 10 mira inoltre ad ampliare l’efficienza ministeriale e a porre fine alla frammentazione di sistemi operativi che poco collimava con le esigenze dei dipendenti e con la possibilità di intervenire in modo rapido in caso di imprevista emergenza nazionale.
Senza osare nemmeno chiedere su quale sistema operativo facesse affidamento la Difesa fino a ieri, la speranza è quella che una crescente attenzione alla sicurezza informatica ponga fine alle infinite lacune prodotte a partire dalla volontà di sdoganare troppo in fretta lo strumento informatica e di preoccuparsi delle sue eventuali conseguenze solo quando i giochi erano già fatti e la febbre della Rete cominciava a scemare, in corrispondenza con i primi attacchi perpetrati da hackers che, a differenza di ministeri vari, su Internet si sono formati con tutte le accortezze del caso.
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