
Bella o brutta che sia, ogni idea rivolta al cambiamento della struttura interna dei social media comporta un carico di resistenze da parte di coloro che fanno dell’abitudine e dell’assuefazione agli schemi tradizionali un’ottima ragione per continuare a frequentare le stesse piattaforme con cadenza quotidiana e che si opporrebbero volentieri ad ogni variante estetica o funzionale, concepita per ampliare il bacino di utenza del loro social network di riferimento.
Ecco dunque che dopo la levata di scudi contro Twitter, reo di aver sostituito il sistema dei “preferiti†con un anonimo “mi piace†anche lo zoccolo duro di Instagram protesta contro la rivoluzione che ha portato la tmeline del sito a venire ordinata secondo preferenze e frequenze delle ricerche, anziché in base al consueto e ormai rodato ordine cronologico.

Il drastico cambiamento, annunciato nei giorni scorsi, farà in modo cioè che ogni singola home page del sito per utente verrà strutturate andando a dare maggior rilevanza a tutti quei temi di ricerca considerati come più graditi sulla base dello storico personale di ciascun profilo, andando così ad eliminare la classica disposizione dall’alto verso il basso basata su ora e data del post inserito.
La sola idea di poter rendere Instagram alla stregua di un clone di Facebook ha tuttavia fatto inorridire i puristi del sito che si sono rapidamente radunati su Change.org, da dove hanno dato addirittura il via ad un petizione online finalizzata ad impedire la rivoluzione incombente.
Dato che i supposti cambiamenti alla timeline di Instagram non sono ancora attivi, è difficile giudicare se le incombenti modifiche risulteranno funzionali in un’ottica di sviluppo interno o meno, ma ancor prima che ciò avvenga è curioso constatare come i social media vivano ormai anche grazie a quella cospicua porzione di pubblico che si opporrebbe ad ogni cambiamento a priori e a prescindere dal contesto.
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