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Le bufale su Facebook hanno favorito l’elezione di Donald Trump?

14 Novembre 2016
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Le bufale su Facebook hanno favorito l’elezione di Donald Trump?

Nel bene o nel male, non vi è dubbio alcuno che l’ideazione dei social networks abbia prodotto un cambiamento radicale nel sistema politico a livello mondiale, conferendo maggior rilevanza a forze politiche anti-establishment  che si trovavano ad essere completamente irrilevanti prima dell’avvento di Facebook e che raggiungono oggi picchi percentuali abnormi, anche grazie a sistemi di informazione che riescono agevolmente a bypassare (e a screditare) i canali di comunicazione “ufficiali”; unica fonte di approvvigionamento mediatico prima dello sdoganamento della Rete.

Se la possibilità da parte di piccoli partiti di divulgare il loro programma e le loro idee attraverso i social network rappresenta sicuramente un’ottima fonte di stimoli per una società ormai adagiata su cliché obsoleti i problemi iniziano quando si assiste al proliferare di notizie palesemente false, ideate e diffuse con il semplice intento di denigrare la controparte politica e di accaparrarsi nuovi elettori facendo leva su ataviche paure e su fatti che non hanno alcun fondamento e alcun riscontro.

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All’indomani dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti, in molti si sono domandati quale sia stato il ruolo di Facebook nel processo che ha portato l’eterno outsider a passare rapidamente da un esiguo manipolo di elettori alla maggioranza necessaria a conquistare la Casa Bianca e, a tal proposito, Zuckerbg è rapidamente finito nel mirino di tutti i media americani (e non) per via della sua tendenza a tollerare bufale e notizie false sul suo sito.

Secondo una rilevante porzione dell’opinione pubblica americana, il fatto che Facebook non provveda quasi mai ad eliminare dal suo sito post inneggianti all’odio e notizie più false di una moneta da 30 dollari avrebbe fornito terreno fertile a Trump per divulgare sul social network informazioni tendenziose, in grado di giungere dritte al cuore (e alla pancia) degli Usa, fino a far pendere dalla sua parte una bilancia che lo vedeva sconfitto in partenza, nel momento stesso in cui il magnate tentava (per l’ennesima volta) di ritagliarsi un ruolo di rilievo nella vita pubblica americana.

Nel tentativo di difendersi dalle accuse, Zuckerberg ha dichiarato che il 99% delle notizie presenti su Facebook risulta vero e verificato e che le bufale occupano sulla piattaforma un ruolo tanto marginale da non poter certo alterare gli esiti di una campagna elettorale e da spingere gli elettori in direzione di un cambio di idee tanto radicale.

A prescindere da come la si pensi, è sufficiente collegarsi al sito per verificare in prima persona quanto le parole pronunciate da Zuckerberg risultino prive di qualunque fondamento e quanto la bufale rappresentino al norma comunicativa più assoluta su Facebook, in barba a quel regolamento interno che chiude entrambi gli occhi laddove la possibilità di introiti economici si fa più concreta, senza curarsi troppo di un dibattito sociale e politico che potrebbe essere reso fecondo dai social networks e che si trova invece ridotto ad una barzelletta destinata a riverberarsi nelle urne di tutto il mondo.

 

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