
Oltre al proverbiale e ormai endemico eccesso di burocrazia nel comparto legato alla Pubblica Amministrazione, al nostro Paese viene imputata da anni l’incapacità di cogliere a pieno i vantaggi derivanti dalla rivoluzione all’hi-tech e di affidarsi ancora a sistemi di archiviazione cartacea, a segnali d trasmissione obsoleti, a metodologie di insegnamento arcaiche e a tutto quanto può agevolmente fare rima con la parola “farraginoso”.
Seppur molto lenta e molto in ritardo rispetto a quanto accaduto negli omologhi paesi nord europei, pare comunque che la rivoluzione digitale in Italia stia cominciando a dare i primi frutti, dal momento che, per la prima volta da lungo tempo, l’Italia ha cominciato a guadagnare posizioni nella particolare classifica che censisce e ordina i paesi in base al tasso di avanzamento tecnologico individuale.

Stando infatti alla graduatoria annuale stilata da Bloomberg (il Bloomberg Innovation Index), il nostro Paese è riuscito a risalire fino alla 24esima posizione complessiva nell’arco degli ultimi 12 mesi, guadagnando due posizioni e facendo registrare un avanzamento in tutti i parametri che definiscono l’indice e che si riferiscono a: ricerca e sviluppo; valore aggiunto manifatturiero; efficienza del terziario; densità hi-tech e capacità di attrarre i ricercatori.
In particolare, l’Italia si è distinta in merito a densità hi-tech (vale a dire il numero di connessioni e dispositivi per abitante) e per il comparto manifatturiero sempre più all’avanguardia, che sono valsi al nostro Paese il 18esimo e il 20esimo posto negli specifici settori.
Inutile dire che la graduatoria complessiva resta interamente appannaggio della Corea del Sud, nazione che per prima ha saputo convertirsi alle gioie dell’hi-tech e trasformare un tessuto industriale già prosperoso di suo in una sorta di officina del futuro, dove fin dalla prima infanzia i bambini vengono posti a contatto con realtà tecnologicamente avanzate e modellati per diventare i ricercatori e gli ingegneri di domani.
Alle spalle della Corea si è piazzato il blocco scandinavo nord-europeo, anch’esso ben noto per una digitalizzazione della vita sociale e della pubblica amministrazione che ha consentito di snellire quel carico di burocrazia che normalmente si accompagna alla gestione della Cosa Pubblica e che solo da noi ha assunto, purtroppo, i connotati di una patologia di tipo endemico.
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