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Ocean Cleanup, come spingere il mare a ripulirsi da solo

4 giugno 2015
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Ocean Cleanup, come spingere il mare a ripulirsi da solo

La proverbiale indolenza della specie umana nei confronti dell’eco-sistema ha ormai raggiunto picchi di insofferenza tali da portare a percepire i più moderni sistemi deputati allo smaltimento dei rifiuti alla stregua di un fastidio, quasi come se, sotto sotto, sperassimo che qualcun altro rimediasse ai nostri danni, oppure che il pianeta Terra decidesse d’incanto di ripulirsi da sé.

Probabilmente spinto da analoghe considerazioni sull’umana indolenza, un 19enne olandese di nome Boyan Slat ha ideato e messo a punto un particolarissimo sistema di smaltimento rifiuti marittimoin grado di ridurre intervento e manodopera al minimo necessario e a spingere i grandi oceani a ripulirsi in modo autonomo da tutti i detriti e le impurità che vengono coattamente immessi nelle sue acque.

Il particolarissimo sistema, di nome Ocean Clenaup, sfrutta infatti l’azione prodotta a partire dalle correnti d’acqua per ripulire l’oceano dalla spazzatura, consentendo al contempo la completa compattazione dei rifiuti, resa possibile da un compattatore che si alimenta mediante l’energia solare.

Lunga circa 2000 metri, la barriera Ocean Cleanup spinge cioè i rifiuti ad incanalarsi in appositi containers, collocati in prossimità del termine del naturale percorso delle onde, dove trovano ad accoglierli dei piccoli termovalorizzatori che sfruttano la luce solare per mettere in atto il processo di riciclo, dopo che i residui plastici sono stati frammentati e resi adatti al processo.

Il particolarissimo sistema di auto-smaltimento marittimo farà presto il suo esordio ala largo delle coste di Tsuhima, tra Corea e Giappone, dove l’emergenza rifiuti risulta essere piuttosto accentuata, per poi vedere estendere il suo raggio d’azione in omologhe località del Pacifico, con l’intento di mettere in atto un gigantesco piano di pulizia oceanica agevolato dalla velocità e dall’ampiezza delle onde presenti nell’estremo oriente asiatico.

Insignito con il prestigioso premio Best Technical Design all’Università di Delft, il progetto del giovanissimo Boyan è riuscito a diventare realtà in tempi rapidi grazie ad un crowfunding che ha consentito al ragazzo di racimolare i quasi 2,1 milioni di dollari necessari alla messa in atto dell’opera.

Se si considera che la totalità delle acque oceaniche può “vantare” al suo interno al presenza di ben 269 mila tonnellate di rifiuti solidi, la barriera Ocean Clenaup potrebbe rappresentare in futuro la soluzione più agevole ed economica per giungere all’opera di pulizia marittima a più riprese invocata e rimandata, per via di costi elevatissimi e un po’ anche per quell’umana indolenza che si manifesta ogniqualvolta si parla di ambiente ed eco-sistema.

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