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Oculus VR: presentato il primo cortometraggio in Realtà Virtuale

28 gennaio 2015
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Oculus VR: presentato il primo cortometraggio in Realtà Virtuale

Un po’ come quando decidiamo di acquistare un qualunque dispositivo tecnologico, portando i nostri genitori ad interrogarci sulla reale necessità della spesa sostenuta, il mondo intero aveva accolto con un pizzico di perplessità la notizia del cospicuo investimento messo in atto da Facebook per aggiudicarsi quote della società Oculus VR, fantomatica azienda specializzata in realtà virtuale (da qui la “v” e la “r” nel nome) i cui reali progetti sono stati a lungo avvolti da una patina di mistero.

La risposta al quesito globale si è spiegata davanti agli occhi del mondo intero sotto forma di un avveniristico cortometraggio girato da Oculs sfruttando la tecnica della realtà virtuale e proponendo una ridefinizione dei parametri cinematografici tale da fare apparire i lungometraggi realizzati mediante il più evoluto sistema 3D alla stregua di pellicole muta girate all’epoca della Repubblica di Weimar, modello Nosferatu di Murnau.

La pellicola della durata di 5 minuti si intitola “Lost” (la trama è davvero irrilevante in questo caso) ed è stata presentata al Sundance Film festival, dal quale i responsabili della start up americana hanno annunciato l’imminente creazione del primo studio cinematografico al mondo attrezzato per la genesi di film in realtà virtuale (Oculus Story Studio) e per l’espansione su scala planetaria dell’embrionale progetto finanziato da Zuckerberg.

La visione di film in modalità realtà virtuale sfrutta la presenza di un particolare visore, inserito nel casco Oculus Rift, che consente allo spettatore un’immersione cinematografica esaustiva e che permette di percepire le immagini rappresentate come se fossero la naturale prosecuzione della dimensione nella quale siamo fisicamente inseriti.

L’estensione di una tecnica, fino ad ora impiegata solo in ambito di videogiochi, al versante cinematografico potrebbe comportare a detta degli ideatori, non solo una nuova rincorsa planetaria all’avveniristico dispositivo, ma anche la creazione diffusa di film ideati ad hoc per sfruttare le potenzialità della nascente tecnologia, in grado di porre l’attenzione su un insieme di “effetti speciali” fino ad ora semplicemente immaginabile mediante un accurato esercizio della fantasia.

Se dunque ci siamo tutti quanti domandati a lungo perché mai Facebook avesse deciso di investire 2 miliardi in una piccola start up priva di una pregressa storia alle spalle, la risposta è ora lampante, quasi quanto quella che si para davanti agli occhi dei nostri anziani genitori non appena scoprono le potenzialità del nostro nuovo smartphone.

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