
L’ormai trito e ritrito versante industriale legato all’obsolescenza programmata riguarda la “necessità †di rimpiazzare prodotti e dispositivi, perfettamente funzionanti, in favore di una variante di ultima generazione che permetta di continuare a fruire di quel complesso di applicazioni, giochi e servizi che davamo per scontati fino al giorno prima e che rappresentano il vero movente alla base della scelta del dispositivo in questione, sia esso un computer, uno smartphone o una console per i videogiochi.
In un mondo dunque dove i colossi hi-tech bruciano le tappe produttive pur di immettere sul mercato il maggior quantitativo di dispositivi possibili e di rendere obsolete le versioni precedenti in tutta fretta, pare che Sony abbia deciso di fare un passo in direzione contraria, andando a munire la sua nuova PlaySation 4 di una modalità Boost che consente di sfruttare al meglio anche i titoli non esplicitamente pensati per la suddetta console e di poter dunque a continuare a giocare con avventure che sarebbero agevolmente ricadute nella categoria dell’obsolescenza per via di un’incompatibilità di prestazioni con il nuovo supporto.

Attraverso l’introduzione del Boost Mode, PS4 riesce infatti a migliorare prestazione della console quel tanto che basta per impedire che i giochi “non nativi†risultino lenti, graficamente sgranati o comunque non abbastanza fluidi per essere sfruttati al meglio, andando ad aumentare la frequenza del processore e consentendo così di riconoscere e massimizzare tutti quei titoli (ovviamente sempre per Sony Ps) ideati per i modelli antecedenti alla PS4 Pro.
Attualmente in grado di ottimizzare solo quel novero di giochi che trovano nella velocità e nella fluidità la loro ragion d’essere, la novità non è in realtà un’invenzione tout court di Sony, ma la ripresa in ambito di videogiochi di quelle particolari tecniche di tipo Turbo Boost che consentono ai processori montati sui più moderni computer di aumentare la frequenza e i gigahertz a disposizione, qualora le condizioni rendano necessario un surplus temporaneo di potenza per progetti incentrati, ad esempio per particolari progetti grafici.
Utile tanto a migliorare la fluidità dei titoli nativi, quanto a restituire la gioia perduta agli appassionati di saghe virtuali antecedenti, la modalità Boost si pone dunque come un incentivo all’acquisto di PS4 pro, forse la prima console al mondo a rendersi paradossalmente attraente non in virtù della smania di sostituzione che adorna l’universo hi-tech, quanto per la sua capacità di arginare l’obsolescenza programmata dall’interno.
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