
L’immaginario letterario e cinematografico incentrato sugli zombie ha sempre posto l’accento sulla perdita delle funzioni cognitive tipiche della specie umana e sul fatto che una qualunque sorta di virus letale o di catastrofe nucleare avrebbe potuto agevolmente spingerci a vagare senza meta per le strade della nostra città senza ragione apparente e senza che le nostre facoltà sensoriali prestassero attenzione a quanto accadeva intorno a noi.
Provando a lanciare uno sguardo in direzione di Central Park, considerato l’epicentro sociale e culturale del mondo industrializzato, si ha la percezione che le profezie immaginarie siano rapidamente uscite dal loro scrigno di cellulosa e abbiano assunto contorni piuttosto reali, data la presenza di centinaia di soggetti apparentemente avulsi da ogni contesto sensoriale e chini sui loro smartphone come se potesse piovere da un momento all’altro sulle loro teste un assegno da un milione di dollari o una sorta di antidoto per l’infelicità.

Logicamente, le scene apocalittiche che hanno contraddistinto New York durante lo scorso fine settimana non sono state originate né da un’epidemia-zombie (quantomeno nel senso abituale del termine), né da una reale caccia al tesoro, ma da quella febbre denominata Pokémon Go che ha rapidamente mandato in tilt il traffico delle metropoli e i neuroni di milioni di soggetti adulti e spinto gli abitanti di New York a dare vita ad una singolare caccia a Vaporeon, uno degli esemplari più rari di mostriciattoli rintracciabili attraverso l’applicazione dedicata alla realtà aumentata.
In caso qualcuno fosse rimasto ancora ai margini dalla febbre planetaria, Pokémon Go è un’applicazione per smartphone che basa il suo funzionamento sulla possibilità di rinvenire protagonisti della serie animata all’interno di contesti reali, basandosi sul meccanismo definito come “realtà aumentata”, attraverso il quale risulta sufficiente inquadrare una porzione di mondo con la telecamera dello smartphone per assistere alla comparsa di elementi inerenti al gioco.
Rapidamente diventata più popolare di WhatasApp e di altre applicazioni analoghe, Pokémon Go si è subito tramutata in una sorta di ossessione planetaria e spinto milioni di soggetti ad abbandonare le normali attività (oltre che il basilare senso di decenza) per riversarsi in strada alla caccia di un animaletto colorato, quasi come se l’alba dei morti viventi si fosse concretizzata senza nemmeno il bisogno di un misero virus o del morso di un animale rabbioso.
Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.