
Ogni invenzione che ha segnato il corso della storia umana è stata accompagnata da un enorme carico di ansie, inquietudini e preoccupazioni (spesso infondate) generalmente orientate al ripristino della condizione precedente: prima di un diffuso sdoganamento; treni a vapore, automobili, aeroplani, televisori e telefoni cellulari hanno costituito per anni l’occasione per gridare allo scandalo di fronte all’avanzare della società industriale e post-industriale.
Se ansie, inquietudini e preoccupazioni vengono tuttavia espresse non da un ristretto numero di restauratori compulsivi, ma da eminenti scienziati del calibro di Stephen Hawking o Elon Musk, sorge spontaneo il sospetto che, questa volta, qualche ragione per alzare la soglia d’attenzione nei confronti delle nostre creazioni esista davvero.
L’allarme, ratificato in forma ufficiale tramite un appello firmato da oltre 100 scienziati riguarda i possibili sviluppi legati al settore informatico definito come Intelligenza Artificiale, dal quale potrebbero partire serie problematiche per la specie umana in grado di metterne a rischio addirittura la stessa sopravvivenza sul pianeta Terra.
Secondo i firmatari della lettera, urge infatti un repentino assoggettamento della ricerca legata allo sviluppo delle intelligenze artificiali a quelle che sono le reali ed effettive esigenze umane, onde evitare che l’esistenza di iper-evoluti sistemi informatici si traduca in uno sconvolgimento dei rapporti che legano l’umanità ai suoi prodotti, potenzialmente in grado di sfuggire ad un controllo diretto.
Benché gli scienziati riconoscono l’importanza dello sviluppo di AI in ambiti legati alla sicurezza stradale o ad un implemento di conoscenza generale, la diffusione e l’espansione di sistemi informatici “intelligenti” potrebbe ben presto ridefinire i parametri sociali ed economici che regolano il mondo del lavoro, generando un surplus di disoccupazione su scala globale in base alla capacità di un singolo computer di sostituire la mano d’opera di decine di lavoratori, rigorosamente umani e salariati.
Secondo l’astrofisico britannico Elon Musk, i rischi legati all’erudizione dei sistemi informatici potrebbero non fermarsi alla mera sfera pratica e tradursi, in un futuro prossimo, in una situazione dalle tinte fantascientifiche che vedrebbe i robot dominare agevolmente la specie umana, in virtù di un’intrinseca capacità evolutiva ben superiore a quella che regola lo sviluppo delle tradizionali forme viventi.
Senza voler demonizzare in toto i prototipi di Intelligenza Artificiale che vedono le grande industrie informatiche tenacemente al lavoro per implemntarne lo spettro d’applicazione, gli scienziati che hanno firmato l’appello “per la salvaguardia del genere umano” auspicano dunque che il continuo progresso legato alle facoltà cibernetiche si costantemente asservito alla nostre esigenze e limitato ad una tipologia di intelligenza pienamente controllabile dall’uomo e non in grado di guadagnarsi quella fatidica autonomia di pensiero che potrebbe un giorno rivelarsi fatale.
Benché il termine “intelligenza” venga applicato da decenni alla sfera dell’informatica, in un modo del tutto improprio, la creazione di sistemi computerizzati in grado di prescindere da una mera sequenza di istruzioni fornite alle macchine si trova in realtà agli albori della sua parabola ed è forse ancora troppo presto per stabilire se le AI possano costituire una reale minaccia ala nostra specie; sicuramente, come è avvenuto per treni a vapore, automobili, televisori e telefoni cellulari, il discrimine della scienza che verrà non è legato tanto alla nostra capacità di perfezionare i dispositivi in questione, quanto all’uso che sapremo fare di tutto questo ben di Dio, partorito dalla nostra intelligenza, forse meno perfetta, ma sicuramente più pericolosa di quella presente in ogni automa del mondo.
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