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Privacy, il Garante apre un’inchiesta su Facebook e WhatsApp

28 Settembre 2016
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Privacy, il Garante apre un’inchiesta su Facebook e WhatsApp

Il fiorire di deliranti post su Facebook, in cui si intima alla società di farsi i proverbiali affari suoi e di non andare a frugare tra i contenuti dei singoli utenti (come se si trattasse di effettiva proprietà dei fruitori) trova la sua origine ultima nel fatto che, al momento dell’iscrizione al sito, nessuno legge mai le condizioni di utilizzo proposte e che tutti si limitano a spuntare la casella “accetto” senza porsi troppe domande relative a quanto c’era scritto nel contratto appena sottoscritto al buio.

Fortunatamente, esiste qualcuno pagato apposta per leggere le condizioni di utilizzo di tutti i siti presenti sulla faccia della Terra (o quasi) e per stabilire se quanto viene sciorinato agli utenti si trovi ad essere in linea con i principi legislativi che stabiliscono l’ambito della privacy ed impediscono che le raccolte dati siano troppo invadenti o finalizzate ad impieghi non in linea con i principi che, a loro volta, regolano la libera concorrenza sui mercati.

Facebook e WhatsApp privacy

Accade così che un aggiornamento relativo alle condizioni di utilizzo di WhatsApp, caduto nell’indifferenza più totale, colpisca l’attenzione del Garante della Privacy, subito pronto ad aprire un’inchiesta formale sulla base di un interscambio tra le due piattaforme che si troverebbe illegittimo in materia di raccolta e conservazione dei dati sensibili dei suoi utenti.

A finire nel mirino del Garante sarebbe in particolare una modifica apportata ai termini di utilizzo che autorizza, a partire dallo scorso mese di agosto, WhatsApp a raccogliere dati e a metterli a disposizione di Facebook con finalità legate a proposte commerciali e operazioni di marketing.

In parole povere, WhatsApp avrebbe recentemente proposto una modifica unilaterale delle condizioni di utilizzo, arrogandosi il diritto di tenere traccia delle conversazioni e dei contenuti scambiati attraverso l’app per dare vita ad inserzioni sponsorizzate e campagne pubblicitarie su Facebook, di modo che, se ad esempio un determinato utente parla di nuoto tutto il giorno su WhatsApp, inizieranno a spuntare pubblicità di costumi da bagno ogni volta in cui apre Facebook.

Mentre la Germania ha già stabilito senza “se” e senza “ma” che l’operazione viola ogni norma possibile in materia di privacy e imposto, per tanto, a Facebook di cancellare immediatamente ogni dato proveniente da WhatsApp, in Italia i responsabili delle due piattaforme si sono dichiarati disposti a collaborare per chiarire la natura di quelle bizzarre condizioni di utilizzo che tutti sottoscrivono senza mai fermarsi a leggere.

 

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