
Quando Cristoforo Colombo scoprì in modo del tutto fortuito la presenza di enormi lembi di terra allora ignoti, tutto poteva immaginare tranne che, nel giro di 5 secoli o poco più, l’umanità si sarebbe cimentata con scoperte di porzioni di Universo enormemente più grandi delle vaste Americhe, senza neanche il bisogno di scomodare caravelle e reali iberici per provare al mondo al bontà delle proprie teorie.
In un Universo che grazie all’ideazione di telescopi parabolici e di lenti realizzate sul modello degli occhi di libellula possiede sempre meno segreti, il genere umano può oggi festeggiare la scoperta della galassia più lontana dalla terra fino ad ora rinvenuta, ubicata alla siderale distanza di 13 miliardi di anni luce, misura che si pone come limite teorico per tutti i potenziali avvistamenti futuri.
Notata dal telescopi Hubble, Spitser e Keck nel corso delle loro abituali perlustrazioni celesti, la galassia ribattezzata EGS-zs8-1 risale ad una fase dell’Universo in cui l’intero complesso era ancora relativamente giovane e si è formata circa a 670 milioni di anni dal Big Bang, rimandando il suo eco luminoso nella nostra direzione con una periodo “in differita” pari appunto a 13 miliardi di anni, misura utile a fare impallidire le repliche dei Gran Premi di Formula 1 trasmessi dalla Rai.
In pratica, EGS-zs8-1 si sarebbe formata con enorme anticipo rispetto al Via Lattea e risulterebbe essere probabilmente già estinta da circa 100 milioni di anni, solo che, in virtù della relatività spazio temporale e della loro reciproca interconnessione,l’informazione luminosa ha viaggiato verso di noi con un lasso di tempo tale da farci scorgere la galassia come ancora esistente, esattamente per come accade per numerose stelle delle quali percepiamo la presenza, anche se già collassate da milioni di anni.
Se si considera che la luce del vicinissimo Sole impiega circa sette minuti per raggiungere la Terra, risulta subito evidente quanto sia stata complessa e difficoltosa la scoperta di una galassia collocata a 13 miliardi di anni luce da noi e quanto i moderni strumenti di osservazione non possiedano più limiti intrinsechi, o quasi.
Secondo il ricercatore della Nasa Pascal Oesch, dal momento della osservazione avvenuta, la galassia EGS-zs8-1 si sarebbe espansa fino a raggiungere dimensioni pari al 15% della nostra Via Lattea,decisamente superiori a quelle delle Americhe, per via di quella relatività tutta umana che ci porta ad aumentare continuamente le dimensioni delle nostre scoperte in base al tempo che passa.
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