
La cosiddetta “era di Internet” si basa su una sorta di duplice patto tra sviluppatori e utenti che prevede i creatori di app e servizi pronti a raccogliere i dati sensibili dei fruitori, ma disposti ad impiegare ogni risorsa in loro possesso per fare in modo che la raccolta di informazioni, condotta spesso con intenti pubblicitari, avvenga secondo modalità sicure e che i servers sui quali vengono memorizzati i suddetti dati vengano chiusi a triplice mandata, come accadrebbe per una cassetta di sicurezza squisitamente fisica.
Il recente scandalo legato all’ingente violazione di account su Yahoo! ha mostrato, purtroppo, come il suddetto patto risulti ancora lontano dal trovare l’auspicata reciprocità e come la raccolta di dati condotta dalle aziende di tutto il mondo ponga l’accento sulla privacy solo quando è troppo tardi e le informazioni che si intendeva proteggere sono ormai inesorabilmente fuggite.
Ultima in ordine di tempo, la scoperta relativa alla potenziale vulnerabilità di 76 app facenti parte dell’universo iOS ha recentemente gettato nello sconforto persino coloro che ritenevano il mondo di Cuperitno alla stregua di un luogo sicuro e che sceglievano i (carissimi) prodotti a marchio Apple, proprio in virtù di una supposta invulnerabilità e inviolabilità dei firmware.
Una recente indagine condotta dall’esperto di sicurezza Will Strafach, per conto di Verify.il, ha infatti mostrato come 76 app per iOS, tra le più diffuse, non dispongano di misure di sicurezza utili ad impedire un potenziale furto di dati e come, dunque, l’accesso alle applicazioni in questione condotto attraverso una rete Wi-fi di tipo pubblico, o comunque non sufficientemente protetta, potrebbe rivelarsi fatale per la privacy.
Nel novero delle app contrassegnate con un ideale bollino nero della sicurezza sono entrate, tra l’altro, alcune applicazione legate a Snapchat (come Snap Upload for Snapchat), mostrando così l’ulteriore violabilità di un servizio di messaggistica a sua volta scelto per la sua attenzione alla privacy e per un’attenzione al versante della sicurezza decisamente più elevato rispetto a quello presente sulle app prodotte dalla scuderia facente capo a Zuckerberg.
In attesa che il problema venga risolto e che la stessa Apple renda operativa una disposizione che prevede la rimozione dal suo store di tutte le app non aggiornate, il consiglio è quello di affidarsi sempre ad una rete protetta, onde evitare di scoprire a posteriori come il mutuo accordo che regola l’era di Internet possieda spesso un’unilateralità di intenti fatale per la sicurezza del consumatore.
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